Il Tirreno

Versilia

La vernice sugli assili? Solo per estetica

Udienza tesa al processo sulla strage di Viareggio per la testimonianza del consulente di Cima riparazioni

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VIAREGGIO. Le vernici sugli assili ferroviari «hanno una funzione esclusivamente estetica». L’affermazione, che ha dell’incredibile, è stata pronunciata ieri nell’aula del Polo fieristico di Lucca dall’ingegnere Pier Luigi Bonora, consulente tecnico, super esperto di vernici, per conto dell’officina Cima riparazioni di Bozzolo (Mantova), quella che ha montato assile e ruote arrivati dalla Germania sul carrocisterna-killer. Ragionando di questo passo, l’affermazione successiva è che «i fenomeni di fatica sono comunque indipendenti dalla corrosione». Quindi, pare di capire, la frattura dell’assile non dipende da quanto ruggine vi sia sopra...O forse no, visto che incalzato dal pubblico ministero è lo stesso Bonora a rispondere affermativamente alla domanda «è d'accordo che la cricca è partita da un cratere di corrosione?». E quando viene chiesto se «è solo casuale che sia partita da lì?», la risposta lasciano ancora una volta tutti sconcertati: «È pseudo casuale», dichiara Bonora.

Gli avvocati di parte civile Maurizio Dalla Casa, Gabriele Dalle Luche e Tiziano Nicoletti incalzano duro: sui manuali Vpi che in tutta Europa prescrivono sverniciature, strati di anti corrosivo, riverniciature a regole d’arte degli assili ferroviari; e sul caso degli esami eseguiti a Trento, in sede di incidente probatorio. Su questo punto Dalle Luche ha affondato la “lama”: quando l’ingegner Bonora, da testimone, dichiara che gli esami sulle vernici dell’assile furono spostate da Trento a Bollate perché al laboratorio di Trento non furono fatte richieste specifiche», l’avvocato di parte civile Dalle Luche fa notare che lo stesso Bonora «era stato a lungo il presidente proprio di quel laboratorio e sapeva le risposte prima ancora dei periti del Gip». «Non c'era nulla da sapere - tenta di minimizzare l’ingegnere...Facevamo solo quattro chiacchiere fra amici...». Le risposte del consulente di Cima non hanno mancato di suscitare reazioni decise da parte dei pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.

Tra i testimoni degli imputati, ieri in aula davanti al Collegio giudicante (presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) Bernd Neumann, dipendente di Gatx che dal 2004 al 2009 ha svolto funzioni di Cfo (Chef financial officer) in Jungenthal, l'officina di Hannover dove è stato revisionato l'ultima volta (novembre 2008) l'assile che poi si è spezzato causando il deragliamento del 29 giugno 2009 da trentadue morti. La Jungenthal era ed è una partecipata della Gatx, proprietaria del carrocisterna killer. E Michael Muhlberg, certificatore Vpi che ha rilasciato l'idoneità a Cima Riparazioni. All’officina italiana vennero fatti rilievi - ha testimoniato Muhlberg rispondendo alle domande dell’avvocato Dalla Casa - su uno «strumento di misurazione non adeguato, la mancanza di strumento di controllo per esame magnetoscopico» ed interventi sulla «parte esterna dell’officina relativa allo stoccaggio». Alla domanda su come il certificatore abbia poi appurato se Cima avesse o meno adempiuto alle prescrizioni, Muhlberg ha risposto: «Il controllo non è avvenuto in loco, ma Cima ci ha confermato l'avvenuta miglioria». Forse con una e-mail. Era accaduto così - lo raccontano le relazioni dell’ispettore superiore Polfer, Angelo Laurino - per l’audit in Jungenthal».

Donatella Francesconi

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