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La lettera ai genitori: «Vi chiedo perdono»
Il giovane resterà agli arresti in comunità: non mi rendevo conto di quello che facevo, sono disperato
VIAREGGIO. «Vi chiedo perdono, non mi rendevo conto di quello che facevo. E ora sono disperato, perché non so come sia possibile rimediare in qualche modo».
Il ragazzo che dopo l’arresto mostrava a tutti il dito medio dalla volante della polizia non c’è più. O almeno: questo è il messaggio che viene inviato alla famiglia della sua vittima, in una lettera che ieri è stata messa agli atti dal tribunale dei minori di Firenze. Anche il padre del giovane ha scritto una lettera, dal contenuto simile, ai genitori e fratelli di Manuele Iacconi.
Dopo la condanna a dodici anni per omicidio, il giovane resterà agli arresti nella comunità di Parma dove si trova da qualche giorno. È lì che è stato trasferito qualche giorno fa dalle Marche, per iniziare un nuovo percorso di recupero. I termini di carcerazione sarebbero scaduti il 15 ottobre, ma è chiaro che dopo la sentenza di condanna non potrà essere liberato. Secondo quanto spiega il suo legale Giacomo Ciardelli, «resterà nella comunità fino alla sentenza definitiva». Quando, in caso di condanna, per lui si apriranno le porte del carcere vero e proprio. Il giudice, infatti, ha respinto la richiesta di messa alla prova, un percorso di recupero dai due ai tre anni che - in caso di esito positivo - consente all’imputato minorenne di evitare il processo e il carcere.
Nel frattempo i suoi legali faranno appello contro il verdetto del tribunale dei minori. «Contestiamo l’aggravante dei futili motivi che è stata imputata al nostro assistito - spiega Ciardelli - una volta avute le motivazioni della sentenza, sarà questo uno dei cardini del nostro appello».
Restano invece a piede libero gli altri tre indagati, un minorenne e i due maggiorenni Federico Bianchi e Alessio Fialdini.
Il primo era finito in carcere assieme all’amico condannato ieri, venendo poi trasferito in una comunità. Da cui era uscito una volta scaduti i termini di carcerazione. Ora lavora e fa vita riservata. In attesa di capire quale sarà il suo destino: la Procura dei minori di Firenze deve ancora valutare se chiedere il processo per lui. Proseguono invece le indagini sui ruoli avuti da Bianchi e Fialdini nella notte del 31 ottobre in Darsena. (m.t.)
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