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Versilia

Addio Franco, pittore di lotta e di paesaggi

Addio Franco, pittore di lotta e di paesaggi

Francesconi si è spento all’età di 87 anni: l’artista viareggino amava dipingere utilizzando quello che il mare lascia sulla spiaggia

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VIAREGGIO. Chi lo ricorda ancora ragazzino sa del soprannome - “Giotto” - che si era guadagnato nel trafficare sempre con la matita, in qualsiasi situazione. Anni non facili, quelli che videro crescere Francesco Franco Francesconi - figlio dello scultore e ceramista Giulio e di Zelinda Palagi - scomparso ieri mattina all’età di 87 anni. Gli anni della guerra e della fame, della famiglia sfollata a Valdiscastello, delle truppe tedesche che rastrellano e nella rete finiscono anche Giulio Francesconi ed il figlio Franco che agli stessi soldati era scampato mentre gli autori del massacro di Sant’Anna di Stazzema lasciavano il luogo dell’orrore. Dove oggi è custodita, nel museo, anche un’opera dell’artista che Franco negli anni è diventato senza aver mai mollato la matita impugnata fin da bambino.

Un mondo, quello dell’arte di Francesconi, che è quello di una Viareggio capace di un pensiero - artistico e letterario - che sapeva varcare i confini stretti della città di mare, solo apparentemente frivola di sere d’estate e affamata di ben altro che il pane quotidiano. Molti ritratti, qualche maschera, i primi paesaggi che prendono corpo e porteranno per sempre il suo marchio di fabbrica. Francesconi va a Roma nel dopoguerra, disegnatore per la Montecatini, e poi a Caracas dove lavorerà nel settore del marmo, disegnatore tecnico (per molti anni alla “Marino Marmi” di Querceta) fino a quando non andrà in pensione. Senza lasciare mai la pittura, artista tra i più schivi e meno avvezzi alla notorietà, ma altrettanto molto considerato nell’ambiente artistico versiliese e non solo che riprenderà a frequentare definitivamente dopo il 1966, nel fare rientro a Viareggio, insieme alla moglie Giulia Migliorini (Piera), scomparsa cinque anni fa.

Artista sì, ma non avulso dal mondo che lo circondava. I suoi quadri erano spesso a disposizione per la sinistra viareggina di un tempo che anche attraverso le mostre dei protagonisti locali, si autofinanziava. Un comunista formatosi sulle pagine de “Il Contemporaneo”, che amava ricordare la sua partecipazione ai funerali di Togliatti, ma che non aveva temuto - negli anni Ottanta - di utilizzare matita, pennello e colori per dare vita ad alcune opere dal gran graffio contro il potere, sotto tutte le forme, e le sue degenerazioni. Rompendo con grande coraggio, per un periodo della sua vita, lo stile dei suoi paesaggi “sgarrupati” e delle ombre che li attraversavano, schive ed in punta di piedi un po’ come lui. Quadri di un artista che trasferiva sulla tela la realtà. Angoli di Viareggio, ma anche i materiali straccati dal mare, raccolti ed utilizzati per imprimere sulla tela sfumature che nessun pennello al mondo avrebbe mai potuto lasciare. Che fosse un pezzo di gomma, o una delle palline di lavarone, segreti di pittore al cui fascino non si poteva sfuggire.

Le opere di Francesconi non si sono fermate a Viareggio. Se ne trovano in giro per l’Italia e anche all’estero. Lo certificano note biografiche e recensioni delle numerose mostre. Ma era difficile saperlo da lui. Che amava parlare d’arte, e ne era profondo conoscitore, ma non della propria. Per quella bastava la tela ad arrivare agli occhi e al cuore di chi guardava.

Francesconi - che sarà cremato - lascia le figlie Daniela, Viviana, Donatella, ed i nipoti Rossana, Dunia e David Isar. Per l’ultimo saluto, oggi dalle 11 la salma sarà alla Croce Verde di Viareggio, nella sede dei servizi funebri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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