Il Tirreno

Versilia

Omicidio Iacconi, dopo un anno è l’ora della verità

Matteo Tuccini e Roy Lepore
Una delle manifestazioni degli amici di Iacconi
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Una delle manifestazioni degli amici di Iacconi

Attesa per lunedì 5 la sentenza sul giovane che si era autoaccusato del pestaggio a colpi di casco del trentaquattrenne di Piano di Mommio

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VIAREGGIO. È già passato quasi un anno da quella notte di Halloween, quando l’orrore si manifestò tra i giovani in uscita dalla Darsena viareggina dopo una serata nei locali. Una notte che ha segnato per sempre la Versilia, ma soprattutto i familiari di Manuele - che solo ora stanno ricominciando a vivere - e gli amici. Tutti loro saranno presenti lunedì 5 - fuori o dentro l’aula - nel tribunale dei minori a Firenze. Dove, salvo sorprese clamorose, il giudice pronuncerà il primo verdetto sul brutale pestaggio che il 31 ottobre 2014 uccise a 34 anni Manuele Iacconi. Unico imputato, il ragazzo che si era autoaccusato dell’aggressione pochi giorni dopo il fatto. E che nella scorsa udienza del processo ha modificato non poco questa versione. Coinvolgendo in maniera diretta gli altri tre giovani finiti sotto accusa.

L’aggressione. Quanto accaduto quella notte maledetta è stato raccontato mille volte, per quanto non si sia ancora riusciti a capire con esattezza le responsabilità dei quattro giovani coinvolti. Due dei quali minorenni. La lite avviene la notte di Halloween al semaforo all’incrocio tra via Coppino e via Oberdan, quasi certamente per futili motivi: il giovane finito a processo parla di una sigaretta chiesta a Iacconi, che fa da miccia ad un alterco terribile. Al termine del quale lui stesso massacra a colpi di casco Manuele. L’altro minorenne se la prende con l’amico di Manuele, Matteo Lasurdi. Altri due giovani viareggini, Alessio Fialdini di 19 anni e Federico Bianchi di 20, partecipano alla rissa, ma non è chiaro in che modo. Pochi giorni dopo l’episodio, che suscita sconcerto in città, l’aggressore di Iacconi si presenta in commissariato e si autodenuncia. Fornendo una versione che verrà poi modificata sostanzialmente. Nel frattempo Manuele muore, nella disperazione della sua Piano di Mommio e di tutti coloro che lo conoscevano. I due minorenni vengono arrestati, i maggiorenni indagati in libertà: per loro il giudice per le indagini preliminari respinge la richiesta di custodia cautelare della Procura di Lucca.

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La nuova versione. «Anche gli altri hanno colpito con i caschi le due vittime», ha raccontato pochi giorni fa al giudice minorile di Firenze l’aggressore di Iacconi. Che ha compiuto 18 anni - non ne facciamo il nome perché all’epoca dei fatti non li aveva - ed è finito a processo con giudizio immediato. Da tempo si trova in una comunità delle Marche, da cui è stato trasferito in Emilia - senza essere libero - per iniziare un nuovo percorso di recupero. Gli “altri” sono in attesa di conoscere il loro destino: il minorenne coinvolto è in attesa dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio della Procura minorile fiorentina. Su Bianchi e Fialdini le indagini non sono ancora state chiuse.

Amici e parenti al processo. Lunedì 5 a Firenze ci saranno come sempre gli amici di Manuele Iacconi vicini alla famiglia. «Siamo sempre stati al fianco dei genitori, dei fratelli e dei parenti di Manuele - dice Mario Rosi, che coordina il gruppo delle persone si battono per avere giustizia - Aspettiamo il verdetto del giudice. Gli inquirenti in questi mesi hanno lavorato, ed hanno avuto il tempo per acquisire tutti i dati, in modo che la ricostruzione dell’accaduto fosse più chiara possibile. Restiamo sul chi va là per le posizione degli altri indagati, che sono a piede libero». Ci saranno anche i familiari della strage di Viareggio. «La sofferenza unisce e fortifica, dando la forza di poter continuare a lottare sperando di avere giustizia. È bello che ci siano persone che insieme per raggiungere uno stesso fine stanno fianco a fianco. Ringraziamo tutti coloro che insieme a noi cercano la verità e la giustizia, non solo per il caso di Manuele, ma per tutti quelli che hanno subito violenze e che hanno perso la vita ingiustamente».

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