Il presidio
La città paga, la politica no
La scure si è abbattuta su scuole, asili, tasse, rifiuti, Carnevale e Pucciniano
VIAREGGIO. Buon compleanno, dissesto. Era il 2 ottobre 2014 ed il consiglio comunale dell’era del sindaco Betti votava la resa dei conti pubblici. Due mesi prima, il 29 luglio, era piombata sulla scrivania del primo cittadino la relazione del ministero dell’economia e finanze, frutto di lavoro dell’ispettore Luciano Cimbolini, quello che lasciando Viareggio commentò «ho visto cose che voi umani...».
Era un anno fa. E Leonardo Betti, un minuto prima di rassegnare le dimissioni, fotografò così la situazione, oggi rimasta identica nell’analisi del ministero dell’interno: «Una macchina comunale che ha trascurato il rispetto delle regole che presidiano i principi di una corretta e virtuosa amministrazione».
Dodici mesi, ed altri ne passeranno. Perché l’Organismo straordinario di liquidazione non ha ancora avuto dai dirigenti comunali la firma di accertamento dei residui attivi (debiti e crediti del Comune) e dunque slitta dei sei mesi la determinazione della cosiddetta “massa passiva”. Passaggio senza il quale siamo ancora all’imboccatura del tunnel del dissesto.
In mezzo - tra il 2 ottobre 2014 ed oggi - il governo del commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo ed i primi cento giorni del nuovo sindaco, Giorgio Del Ghingaro, e della sua Giunta. Tra gli assessori, Sandra Mei che il dissesto ha votato da consigliera comunale così come David Zappelli, oggi capogruppo della lista Del Ghingaro.
Chi paga. E, lungo l’anno trascorso, i primi effetti delle misure obbligatorie per legge in caso di quel dissesto che pagano “gli altri”, per dirla con le parole dell’ex sindaco Marco Marcucci. Nel senso che a pagare sono i cittadini, da subito. Mentre la politica che, numeri alla mano, ha oggettivamente sbagliato non ce la fa neppure a chiedere “scusa”.
Scusa per la tassa di soggiorno portata la massimo, e non è detto che su tutte le estati da qui ai prossimi cinque anni (se va bene) splenda il sole di quella che ci siamo lasciati alle spalle. La delibera del commissario Romeo - ha scritto la Corte dei Conti - resta intoccabile fino al 2020. Per cui, incrociamo le dita.
Scusa per il sistema scolastico dei più piccoli in bilico sul burrone. Sugli aumenti delle tariffe di asili nido e mense scolastiche i genitori mobilitati hanno vinto il ricorso al Tar. Ma c’è poco da stare allegri. Il Testo unico per gli Enti locali è chiaro: in caso di dissesto i servizi a domanda individuale devono essere coperti almeno nella misura del 36% con proventi degli utenti. I prossimi aumenti - ancorché modulati - sono dietro l’angolo. Da qui ai prossimi cinque anni. Mentre gli scuolabus, servizio cancellato, diventano un ricordo del passato come i telefoni a gettoni. E chissà se le scuole materne salvate per l’anno scolastico appena iniziato a settembre 2016 riapriranno. Una domanda che si pone anche per gli asili nido: la gestione Asp, soluzione all’ultimo tuffo che l’amministrazione Romeo trovò, scade a fine 2015.
Scusa per un sistema rifiuti succhiasangue. Aver differenziato dalla fine degli anni Ottanta “imbarcando” il socio privato che con il Comune ha costruito un business vero e proprio non ha portato Viareggio in testa alle classifiche dei Comuni virtuosi. Anzi. Il taglio inutile per i cittadini di 700.000 euro al contratto di servizio 2015 con Sea ha invaso la città di rifiuti, ridotto i passaggi degli addetti al ritiro, creato isole ecologiche che di ecologico hanno solo la decomposizione naturale che vi si sviluppa nell’accumularsi dei rifiuti all’aria aperta.
Senza dimenticare che - con i conti in dissesto - gli interventi sul decoro urbano scivolano in fondo alla lista della spesa. Tanto che la Regione potrebbe suddividere su tutta la Versilia i nove milioni stanziati in ben due Finanziarie (2013 e 2014) per il completamento della Passeggiata. Per utilizzarli sarebbe stato necessario un accordo di programma con la Regione. E bisognerebbe poter saldare per stati di avanzamento.
Panem et circenses. “Il popolo due sole cose ansiosamente desidera: pane e i giochi circensi”, per dirla con l’antica Roma di Giovenale. Tradotto in “al viareggino toglieteli tutto, ma non il Carnevale...”. Per la manifestazione che tanto ha portato in giro per il mondo la viareggina gloria al momento sono disponibili duecentomila euro di contributo ordinario della Regione. Quello dello Stato, da dividere con gli altri Carnevali d’Italia, è di là da venire. Il bilancio stabilmente riequilibrato prevede poco più di centomila euro come da conti del commissario prefettizio che quel documento ha firmato e inviato al ministero dell’interno. Ma d’altra parte, come dice la canzone, “Noi siamo tutti quanti colpiti dall’avversità...Su! Dateci un soldino a pro del Carneval!».
Soldino di cui avrebbe gran bisogno anche il Festival Pucciniano all’ombra di quel Gran Teatro in riva al lago costruito in un’epoca in cui la bolla della “grandeur” viareggina sembrava potesse durare per sempre. Ma per sempre, come in tutti gli amori - e Puccini ce lo racconta benissimo - è la regina delle bugie...
La galassia delle società. Hanno figliato come conigli nei dieci anni di amministrazione del centrosinistra marcucciano, moltiplicando incarichi, compensi, appalti, guadagni. Ora si accartocciano su se stesse costringendo l’amministrazione in carica (e sarebbe stato così per chiunque) a numeri da giocoliere. I dipendenti del Centro Congressi ne stanno facendo le spese con la perdita del posto di lavoro. Il grande circo della politica viareggina rischia di fare come quelli del Titanic: «I marinai ci dicono che è una traversata meravigliosa, ma c'è freddo e molto vento», scriveva dalla sua cabina a bordo del transatlantico, la passeggera Esther Hart.
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