Rapina nella villa di Marchioro: condannato
L’allenatore legato e imbavagliato con la moglie. Assolto presunto complice, un altro va a processo
CAMAIORE. La rapina nella villa dell’ex allenatore di Milan e Reggiana Giuseppe “Pippo” Marchioro costa una condanna a sei anni e sei mesi a Gennaro Buonavoglia, 46 anni, residente a Viareggio. Buonavoglia fu arrestato nel dicembre scorso, circa un anno e mezzo dopo la rapina, al termine di un’indagine dei carabinieri. Che utilizzarono anche la prova del Dna.
I fatti risalgono alla sera del 21 agosto 2013. Secondo quanto raccontato dal 78enne Marchioro, lui e la moglie sono appena tornati nella loro bella casa alle Silerchie, nell’entroterra camaiorese, dopo aver fatto la spesa all’Esselunga. Quando la moglie disinserisce l’antifurto scatta l’aggressione di tre persone con volto travisato.
I tre si dirigono verso la cassaforte e il caveau, intimando ai due coniugi di aprirli. Ma la faccenda non va come previsto, probabilmente perché l’operazione va a rilento. E così i banditi, che hanno fretta, legano e imbavagliano sia l’allenatore che la sua consorte, terrorizzati. Prendono dei posacenere di valore, targati Versace, e portano via orologio e cellulare all’allenatore. Un bottino ridotto, rispetto al colpo che avevano intenzione di fare. Marchioro e la moglie riescono a liberarsi e in stato di choc chiamano i soccorsi.
Tale è la paura vissuta per l’accaduto che Marchioro annuncia di voler vendere la casa: già nel 2008 aveva subito una rapina. Nel frattempo i carabinieri si lanciano a caccia dei responsabili. E nel dicembre del 2014 arrestano Buonavoglia e identificano i due presunti complici: il tunisino Kais Mallouli, 39 anni, e Carlo Tarabella, 43, entrambi residenti a Viareggio. Buonavoglia, assistito dall’avvocato Rita Romani, e Mallouli, tutelato dall’avvocato Massimo Landi, hanno scelto il processo con rito abbreviato: il primo è stato condannato martedì 29 dal tribunale di Lucca per rapina e sequestro, ma non per il porto d’armi (i tre erano stati accusati di avere dei fucili); il secondo è stato assolto per insufficienza di prove da tutte le accuse. Tarabella, assistito da Carlo Mattugini, ha scelto il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio nell’udienza di martedì 29.
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