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Strappato alla morte dal suo grande amico che era in bici con lui
Colpito da infarto sul Pitoro, Graziano Carrara ora è a casa La famiglia ringrazia chi lo ha salvato: Pierfrancesco Pardini
LIDO DI CAMAIORE. Graziano è tornato ieri nella sua casa di Lido. Ha fatto il gesto “V” con le dita, in segno di vittoria. Come e meglio del Tour, questa corsa di Graziano. Autore di una scalata ai limiti dell’impossibile. Grazie soprattutto a un gregario, se così lo vogliamo chiamare, che si è rivelato decisivo nel risollevare il suo cuore.
Graziano Carrara, 57 anni, autista della Clap originario di Capannori, è stato colpito da un infarto una settimana fa mentre percorreva in bici il monte Pitoro. A strapparlo alla morte, poco prima che arrivassero i soccorritori del 118, è stato un amico che stava salendo le rampe con lui: Pierfrancesco Pardini. L’ex presidente del consiglio comunale di Camaiore, oggi capogruppo Udc, non doveva neppure esserci: avevano deciso di provare il percorso che pochi giorni dopo avrebbero affrontato per una gara. Si è aggregato all’ultimo, Pierfrancesco. E il destino, che ha porte scorrevoli, ha fatto sì che in quei minuti decisivi ci fossero le mani di Pierfrancesco sul petto dell’amico.
«Ci sentiamo sempre su Whatsapp con Graziano e con gli altri - racconta Pardini, titolare del bagno omonimo a Lido - la bici è una passione comune, io sono anche tesserato per una squadra. Martedì scorso ci siamo trovati sulla Sarzanese e siamo saliti sul Pitoro: volevamo fare allenamento per la gara che si sarebbe tenuta la domenica». Mentre il gruppo di quattro amici sta salendo le rampe, all’improvviso si sente un botto. «Ho pensato che qualcuno fosse caduto e si fosse fatto male - dice Pardini - Poi mi sono accorto che quello a terra era Graziano, e che non era certo un incidente».
Pardini, per la verità, è un esperto di queste cose. Per tanti anni ha fatto il volontario alla Misericordia (sia a Camaiore che a Capezzano) e ha seguito corsi specifici da istruttore. È quello che può definire un rianimatore esperto. Uno che si accorge della differenza tra una caduta fortuita e un malore.
«Di quel momento - spiega Pardini - mi ricordo soltanto il volto di Graziano e la voce di qualcuno che mi invitava ad aspettare il 118. A quest’ultimo ho risposto che avrei fatto quello che ritenevo giusto». Un massaggio cardiaco, il suo, durato venti minuti, forse di più. Che ha consentito all’amico colpito da infarto di rimanere attaccato alla vita. Senza riportare danni, per fortuna. E quando sono arrivati i volontari del 118, spiega Pardini, «aveva ripreso a respirare. Mentre a me era venuta una tendinite pazzesca... Comunque questa esperienza è stata magnifica, mi ha fatto sentire utile. Tanto da farmi tornare la voglia di fare il volontario».
Graziano Carrara è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dove hanno deciso l’immediato trasferimento alla cardiochirurgia dell’Opa di Massa. Qui, con un’angioplastica, hanno capito che bisognava intervenire. E così Graziano è finito sotto i ferri per otto ore. Durante i quali gli sono stati applicati tre bypass. Ieri è tornato a casa da Massa, ricevendo l’assalto di parenti e amici. Tanto che alla fine era anche un po’ provato da tutto questo affetto. Provato, ma felice.
Ora che il peggio è passato, la moglie Anna e il figlio Davide - quest’ultimo medico specializzando al “Versilia” - vogliono che venga sottolineato quanto accaduto. E così hanno deciso di scrivere una lettera al loro salvatore. «Ci teniamo - spiegano - perché senza di lui non sarebbe andata così».
@matteotuccini
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