Patrimonio, al pm il caso dei tributi non versati al Comune
Il liquidatore vi fa riferimento nell’istanza di auto fallimento Le sentenze della Corte dei Conti di Campania e Sicilia
VIAREGGIO. Sentenza di ammissione al fallimento per la Viareggio patrimonio e carte allegate sono state inviate - dal giudice del Tribunale fallimentare - anche alla Procura della Repubblica. È prassi ed il pm, chiunque sia, prende in considerazione il materiale che gli arriva sulla scrivania. Non potrà sfuggire, dunque, che nell’istanza di auto fallimento firmata dal liquidatore Marco Marchi (oggi rappresentante legale, essendo intervenuto il fallimento) c’è nero su bianco il passaggio relativo alle somme (24 milioni) che la Viareggio Patrimoniio non ha riversato al Comune. In un capitolo dal titolo “Le irregolarità nel versamento a favore dell’Ente dei tributi incassati”, Marchi scrive: «La situazione di difficoltà finanziaria caratterizzava la società già a partire dall’anno 2012 quando, in assenza di pagamenti dei crediti vantati dalla società verso l’Ente, gli amministratori decisero autonomamente di ridurre i versamenti verso il Comune per i tributi incassati quale agente della riscossione in attesa di compensare il debito verso il Comune con i propri crediti».
Un “modus operandi” a proposito del quale l’ispettore del ministero dell’economia Luciano Cimbolini, all’esito dell’ispezione, scriverà: «Se la Patrimonio fosse una qualsiasi società di riscossione, per il mancato versamento delle somme dovute agli Enti affidanti i servizi alle prescritte scadenze, sarebbe prevista la radiazione dall'albo stesso». E non è l’unico “neo” che l’ispezione del Mef ha messo in evidenza: «Altro aspetto gravemente carente nei rapporti finanziari fra Viareggio Patrimonio e Comune - si legge - sempre per quanto concerne il ramo di attività della gestione di riscossione dei tributi, è quello della rendicontazione dell'attività svolta. I documenti acquisiti, difatti, seppur qualificati come conti di gestione contabile, non hanno i requisiti minimi per essere qualificati come tali. La documentazione trasmessa da Viareggio Patrimonio al Comune a fine esercizio contiene soltanto i dati riguardanti l'andamento di fatto delle riscossioni. Nulla dicono, invece, sia della situazione di diritto, vale a dire, dei vari cespiti (suddivisi quanto meno per anno e per tipologia d'entrata) che risultano giuridicamente in carico al soggetto demandato alla riscossione (quanto dovrebbe riscuotere il concessionario), sia delle modalità con le quali la riscossione stata eseguita o almeno tentata (data di notifica della cartella esattoriale o degli avvisi, esito della notifica ed eventuali motivi legittimanti il discarico amministrativo)». Le stesse parole che l’allora ragioniere capo del Comune, Salvatore Santoro, usava fin dal suo arrivo in Municipio.
Lo status di “agente contabile” della Patrimonio rende vana ogni giustificazione del tipo “ma il Comune non garantiva le somme necessarie al funzionamento della società...”. Non lo dice certo il cronista, ma la sentenza della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Campania (793/2015) che ha condannato “TributiItalia”, affidataria del servizio di riscossione delle entrate comunali e la società che l'ha successivamente acquisita a rifondere al Comune di Vico Equense - che aveva affidato il servizio - una consistente somma, determinata in rapporto al mancato incasso. Stessa sentenza da parte della Corte dei Conti della Sicilia (782/2015).
Il “cuore” del deliberato della Corte dei Conti è riassumibile con questa frase contenuta nella sentenza campana: «Gli atti di causa lasciano chiaramente emergere il danno erariale, rappresentato dalle somme non pagate al Comune in violazione degli obblighi nascenti dalla cosiddetta concessione-contratto».
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