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Il sogno realizzato di Karina: ballare alla Scala di Milano

Tiziano Baldi Galleni
Karina Samoylenko
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Karina Samoylenko

La danzatrice cresciuta a Viareggio nella scuola di Erna Bonk sarà tra le protagoniste de “La Bella addormentata”

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VIAREGGIO. «A volte passo dal ballatoio e mi fermo per un attimo a guardare il palco dall'alto, c’è sempre uno strano odore, un misto di vernice e di emozioni». E forse anche di incredulità. Perché per Karina Samoylenko, nata e Pietrasanta e residente a Viareggio, cresciuta nella piccola scuola di danza classica Erna Bonk, essere diventata una ballerina professionista del Teatro alla Scala è un sogno. Ballerà nella nuova produzione de “La Bella Addormentata” dal 26 settembre al 23 ottobre.

È già il secondo contratto che firma per il tempio della danza classica italiana: il primo era per la stagione estiva, e questo durerà fino ad aprile. Ma Karina si è istruita anche alla Scala, conseguendo lì diplomata di ballerina professionista. «A 14 anni ho dovuto fare una scelta: rimanere a casa con la famiglia gli amici e lo studio o seguire qualcosa che mi avrebbe portato chissà dove» racconta Karina. A 15 anni è stata ammessa al 5° corso della scuola della Scala superando l'esame fisico e tecnico.

La scuola Erna Bonk si trova a Viareggio, e non è la prima volta che sforna piccoli prodigi del ballo: per l'Aterballetto, il Balletto Nazionale Olandese, l'Opera di Roma, il Balletto del Sud, il Balletto di Zurigo di Basilea, e nei Kataklò. Ma per il Teatro alla Scala non era mai successo.

«Karina ha avuto in dono dalla natura un fisico particolarmente adatto alla danza – ha spiegato Linda Biancalana, insegnante della scuola e figlia di Erna Bonk - e ha unito a questo una forte volontà, spirito di sacrificio, disciplina, talento artistico e soprattutto l'intelligenza e la fiducia in noi come sue insegnanti».

Karina ha già ballato alla Scala da professionista, nello spettacolo “Excelsior”, da giugno e luglio. Inoltre ha vinto una borsa di studio per la Codarts di Rotterdam, e gliene è stata offerta un’altra per l'Accademia di Bordeaux. Ma come ogni grande risultato, anche per lei non è stato tutto semplice. «Ero ingenua e fantasticavo di diventare una grande ballerina, ma in realtà – racconta - non immaginavo quanti sforzi e sacrifici comportasse, gli anni di accademia sono stati difficili, più di una volta sarei voluta tornare indietro».

Poi la sfortuna stava per mandare tutto a rotoli: un infortunio l'ha costretta a stare ferma per un po’ e a preparare l’esame del diploma in soli due mesi. Ma la determinazione ha avuto la meglio. Si è diplomata e il direttore della compagnia le ha offerto il contratto di un mese; gli spettacoli sono andati bene e quando è tornata ad agosto alla Scala c’è stato un altro contratto da firmare.

«Oggi non aspiro ad altro, voglio raggiungere il lato migliore di me stessa – dice - sia come ballerina che come donna, ciò non significa diventare la più famosa, più bella o più pagata ma la più determinata e soprattutto la più grata, perché senza persone come mia mamma, le mie sorelle e l'insegnante che porterò sempre nel cuore non sarei qui».

 

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