Gelo del Tribunale sulla Patrimonio
La sentenza di fallimento non dispone il prosieguo dell’attività Il curatore Bellomo: lo chieda il liquidatore e si faccia in fretta
VIAREGGIO. Doccia fredda sul fallimento della Viareggio Patrimonio. Perché il Tribunale di Lucca - giudice estensore Giacomo Lucente, presidente del Collegio Giulio Giuntoli - nel dispositivo della sentenza non concede l'esercizio provvisorio della società. Ovvero non autorizza la continuazione dell'attività dell'impresa che in questo caso è, appunto, la Viareggio Patrimonio. Al momento, dunque, in base alla sentenza, la società è nella condizione di fallimento seguito dalla immediata cessazione. Considerando anche solo i servizi - riscossione tributi, gestione della pubblica illuminazione e di servizi legati alla rete dell'acqua - il problema che si pone non è da poco. In questo momento, infatti, è come se la Patrimonio fosse stata investita dal raggio paralizzante.
Resta da capire se - come si dice da più parti - l'istanza di autorizzazione dell'esercizio provvisorio fosse o meno contenuta nell'istanza di auto fallimento presentata dal liquidatore Marco Marchi, che ritiene di chiedere l’esercizio provvisorio per la sola riscossione. E, dunque, se la mancata concessione dal parte del Tribunale debba essere intesa come un rifiuto. Ma anche come mai, vista la necessità di assicurare alla società questo passaggio fondamentale, la stessa ricorrente (Viareggio Patrimonio) abbia «espressamente rinunciato alla comparizione personale» di fronte ai giudici. Come si legge nelle primissime righe della sentenza stessa. Comparizione che avrebbe dato modo di avanzare istanza per l’esercizio provvisorio.
Sulla questione abbiamo chiesto "lumi" al curatore fallimentare della Patrimonio, Donato Bellomo, professionista con studio a Lucca e grande esperienza nel settore fallimentare: «Suppongo che chi ha presentato istanza di auto fallimento - spiega il curatore - oggi faccia istanza ad hoc… Poiché l'esercizio provvisorio deve avere valide giustificazioni di carattere economico-patrimoniale, suppongo che abbiano da articolare la richiesta…». Articolazione necessaria per le diverse attività che la Viareggio Patrimonio svolge: «È chiaro - continua Bellomo al telefono con il "Tirreno - che si tratta di un passaggio che ha dei costi, dei ricavi e deve - diciamo - “reggere"».
Certo, non avere il via libera nel provvedimento del Tribunale non aiuta in quanto a tempistica: «Se non facessero veloci, anzi molto veloci, mi metterebbero in difficoltà», è la risposta del professionista.
C'è poi, tutta aperta, la questione del che fare rispetto agli atti di indirizzo approvati dal consiglio comunale e che danno mandato all'amministrazione Del Ghingaro di predisporre quanto necessario per il passaggio di servizi e parte dei beni al Comune. Delibera approvata lunedì 14, tra la data dell'udienza (11 settembre) che ha ammesso la società al fallimento e la pubblicazione della stessa (15 settembre): «Non ho elementi - a parlare è ancora Donato Bellomo - per dire che questi atti di indirizzo abbiano avuto un concreto effetto in termini di rapporti con la Viareggio Patrimonio. Non ho evidenze che mi dicano che quelli che sono gli atti di indirizzo si siano tradotti in un'effettiva avocazione da parte del Comune di alcune funzioni ed attività».
Dunque, il curatore è in attesa di capire meglio gli effetti del voto in consiglio? La risposta di Bellomo è netta: «Io devo fare con quello che ho. E quello che ho è una società che ha dei servizi la cui interruzione comporterebbe dei problemi alla cittadinanza. Ma anche la cui prosecuzione potrebbe comportare degli oneri per i creditori. Ci sono queste due esigenze contrapposte: la tutela del ceto creditorio e la tutela degli interessi collettivi. E quindi devo contemperare le due cose. È evidente che se mi trovassi a non avere mezzi, risorse e strumenti per tenere in piedi questa struttura qualcosa dovrò fare…». Un “qualcosa” che - quando si tratta di curatele - significa vendita. La Viareggio Patrimonio, poi, è in stato di insolvenza come scritto nero su bianco del liquidatore. Il che mette una bella ipoteca sulle reali disponibilità del curatore che trova alcuni beni ipotecati (le case dell'emergenza abitativa) oltre al pignoramento della piscina comunale per la quale a fine ottobre viene nominato il consulente tecnico che dovrà produrre la valutazione del bene in vista di una messa in vendita che oggi appare inevitabile.
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