Il Tirreno

Versilia

Lo strazio dei colleghi: era il nostro genio

di Matteo Tuccini
Lo strazio dei colleghi: era il nostro genio

In lacrime il suo capo all’impianto di depurazione di Viareggio. «Se c’era un problema ci pensava lui»

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VIAREGGIO. «Siamo distrutti, abbiamo perso il nostro genio». È in lacrime Simone Bonomo, capo area della depurazione di Gaia nella zona Versilia sud, mentre in ufficio ripensa al fatto che «Luca se n’è andato, e non lo vedrò più al lavoro. Non riesco a crederci, continuo a ripetermelo ma non ci credo».

La notizia della scomparsa di Luca Manfredi, 45 anni, morto domenica mattina dopo un’immersione a Livorno, ha gettato nello sconforto la squadra che lavora al depuratore di Gaia a Viareggio. Il giorno dopo la tragedia si lavora a capo chino e con le voci rotte. Per Bonomo Manfredi «era il braccio destro e sinistro. Quando c’era un problema ci pensava lui». Per i colleghi dell’impianto della Migliarina, dove Manfredi era impiegato da cinque anni, «era un punto di riferimento indispensabile, capace di rientrare dalle ferie per darci una mano». È successo così sabato scorso, racconta il collega Fabrizio Paoli. «Non se l’è fatto dire due volte: è stata l’ultima volta che l’ho visto».

Luca Manfredi era originario di Valpromaro, orgoglioso paese delle colline versiliesi dove tutt’ora vive la madre. A Valpromaro la gente è tosta e non si arrende mai: hanno chiuso l’ufficio postale, punto di riferimento per tanti in queste zone dove le case sono puntolini nel paesaggio. E un comitato di cittadini blocca le strade e scrive a Matteo Renzi e al Papa, pur di riavere le Poste a Valpromaro.

Luca aveva il cuore e l’orgoglio di quelle terre. «Una persona speciale, per l’attaccamento che aveva nei confronti dei suoi cari e della professione», raccontano i colleghi. Di recente aveva perso il padre, ma non aveva mai fatto mancare il suo supporto al lavoro nonostante ne avesse diritto. «Mai visto qualcuno così affettuoso nei confronti di un genitore o del proprio figlio», dicono. E quando il pensiero corre al bimbo, tutte le frasi si interrompono. Non c’è più voglia, né coraggio di andare avanti.

In Gaia Luca Manfredi era quello che si definisce un tecnico specializzato. Seguiva la parte manutenzione e officina degli impianti di depurazione e della stazione di sollevamento. Dal 2011 lavorava stabilmente al depuratore di Viareggio. Di cui conosceva e sentiva suo ogni pezzo. Era uno di quelli che si definiscono “smanettoni”: bravissimi con gli impianti, di cui conoscono tutti i segreti. Tanto che alla Migliarina dicono che Luca parlava con le macchine, e stare senza di lui significa aver interrotto il dialogo.

«Non era solo bravo, per certe cose era un genio - racconta Bonomo - e un lavoratore modello. Mi diceva sempre: quello che hanno fatto altri, possiamo farlo anche noi. E ora mi domando se ritroveremo mai qualcuno come lui. Uno che alle capacità unisca la bontà, la voglia di aiutare gli altri e di sentirsi utile. Luca sarebbe anche contento, ma io credo sarà molto difficile».

Ora il pensiero va alla famiglia, e al collega che era con lui. E che è finito all’ospedale Versilia per accertamenti, dopo aver accusato dei malesseri. Anche lui ha la passione per le immersioni subacquee. La stessa che animava Luca. Ma soprattutto per lui sarà impossibile dimenticare quanto accaduto domenica mattina. Ha cercato di rianimare l’amico, senza riuscirsi. E se l’è visto morire tra le braccia.

«Sapevamo della passione di Luca per le immersioni - concludono i colleghi - ma non è che ne parlasse frequentemente. Molti di noi non sanno nemmeno come funzioni. E ora ci domandiamo come sia possibile che accada una cosa del genere».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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