Il presidio
Ai Grammy con la Pausini «Lì capii tutto»
Luigi Grasso, 44 anni, viareggino doc è oggi il capo della comunicazione de La 7 di Cairo
di GABRIELE NOLI
Il piede sull'acceleratore come metafora reale di chi deve dividersi tra tre città, parecchio distanti. E' il frame che riassume la vita di Luigi Grasso, oggi responsabile dell’ufficio stampa di La7, sempre in viaggio tra Milano e Roma. Viareggio non è soltanto un punto di mezzo tra le due metropoli: è il luogo dove è cresciuto. Il padre, imprendotore piemontese scomparve troppo presto. La madre, parliamo degli anni Settanta, ha aperto la prima erboristeria in città.
L'allergia alla quotidianità in ufficio ha spinto Luigi Grasso a prendere decisioni drastiche, a loro modo sorprendenti. Come lasciare l'incarico di addetto stampa di Mediaset all'alba del terzo millennio per tornare al primo amore, la Goigest, a fianco di Dalia Gaberscik. Fu lei, la figlia di Giorgio, a portarlo con sé a Milano dopo i primi contatti alla Versiliana nell'estate del 1992. Per sua stessa ammissione, Grasso. 44 anni, non riesce a limitarsi a svolgere un compito solo. La versatilità intesa più come necessità, che come dote. La costante esigenza di lanciarsi in sfide nuove e stimolanti lo ha spinto a sposare il progetto La7, canale che sotto la spinta di Urbano Cairo si è guadagnato – dati d'ascolto alla mano – la fiducia di quegli italiani per i quali, quando si piazzano davanti alla tv, informazione e approfondimento attirano più di un film o una partita di calcio. Riavvolgere il nastro ad un quarto di secolo fa è un'operazione necessaria per comprendere a fondo il percorso di Luigi Grasso. Ieri aspirante giornalista, adesso affermato uomo-comunicazione. Nel 1992 la sua prima vera svolta professionale, grazie a Dalia Gaberscik. «Finito il liceo classico mi iscrissi all'università di Firenze, facoltà di scienze politiche e nel frattempo cominciai a collaborare con La Nazione, mi occupavo di cronaca e, la domenica, di sport. L'estate di quell'anno Giorgio Gaber scelse la Versiliana per le prove del suo spettacolo. Sua figlia, Dalia, era responsabile dell'ufficio stampa. Fu lì che la conobbi. Mi propose di seguirla a Milano per collaborare con lei. In quel momento avvenne la mia conversione».
Dalia gli affidò incarichi di responsabilità, nonostante fosse poco più che ventenne.
«Quando gestii la comunicazione dei nuovi album di Sergio Caputo e Bennato dentro di me maturai la convinzione di avercela fatta. Io ero un grande fan di Edoardo, fu una soddisfazione indescrivibile collaborare con lui».
La musica lasciò poi spazio alla tv. Dalia nel 1994 passò a Mediaset e la volle ancora con sé. «I primi anni facevo parte dell'ufficio stampa di Canale5, nel 1997 passai a Italia1 con Giorgio Gori, proprio quando nacquero “Le Iene”. Quella è stata la mia grande fortuna. In quel periodo i programmi di successo della rete furono tanti: Festivalbar, Matricole, Meteore ed ebbi l'opportunità di conoscere Fiorello, Alessia Marcuzzi, Simona Ventura».
Nel 2000 se ne andò da Mediaset per iniziare un secondo ciclo con la Goigest, non prima di aver fatto un passaggio a Radio Deejay come capo ufficio stampa. Si è mai pentito. di quella scelta?
«Mai. Lavoravo a Milano, studiavo a Firenze ed ogni week-end tornavo tassativamente a Viareggio. Guadagnavo bene, non lo nascondo. Grazie a questo potevo spostarmi di continuo tra queste tre città. La vita d'azienda dietro una scrivania non faceva per me. Per indole ho bisogno di muovermi, di stare sempre a contatto con le persone e non rinchiuso in un ufficio. A Deejay ho conosciuto da dentro La Radio in un ambiente fra i più creativi che si possa immaginare, esperienza che mi è stata molto utile. E poi, tornando alla Goigest ho ricevuto moltissime gratificazioni professionali. Ho curato l'ufficio stampa di tanti personaggi: la Marcuzzi, Simona Ventura, Laura Pausini, Cristina Parodi, Joe Bastianich quando ancora era uno sconosciuto in Italia, la promozione del tour di Radiohead, dei Muse, di Paul Mc Cartney nello storico live al Colosseo ed il rilancio dei tre teatri di Milano Smeraldo, Nuovo e Ciak»
Qualcosa lo inorgoglisce di più. «L’ideazione e la gestione della comunicazione di tutte le edizioni di X-Factor trasmesse da Rai2. Esperienza indimenticabile».
Terzo momento chiave: 2014, l'approdo a La7. «In passato avevo collaborato con piccoli progetti e poi sempre in crescendo. Ho conosciuto qui le più grandi firme del giornalismo televisivo: Lilli Gruber ed Enrico Mentana su tutti. Quando arrivò Cairo e mi propose di gestire direttamente l’ufficio stampa accettai con entusiasmo. Vent’anni alla Goigest li avevo fatti e con Dalia è rimasto un grandissimo affetto».
E lavorare con Cairo, casa al mare a Forte, come fuziona? « E’ un editore puro e un grandissimo manager. Da lui sto imparando ad avere attenzione per ogni dettaglio. Ad essere accurato e rigoroso in qualsiasi cosa. . Lo considero un genio per le sue capacità gestionali»
«Io non ho successo, quello è un’altra cosa! Ho sempre posseduto una grande passion per lettura e scrittura. Ogni mattina mi presentavo a scuola con tre-quattro quotidiani e li leggevo con attenzione. Provavo ad immaginare come un giornalista, sulla base del suo stile, avrebbe potuto scrivere un articolo su una determinata questione. Questo mi ha aiutato parecchio: negli anni Novanta gli addetti stampa nello spettacolo non erano di estrazione giornalistica»
E Gaber. «Era di un altro pianeta. Unico nel riuscire a cogliere un'angolazione differente delle cose, a scavare in profondità e fornire una prospettiva lontana da quella convenzionale. Non posso fare a meno di ascoltare le sue canzoni quando sono in auto o di rivedermi uno dei suoi spettacoli»
E Maurizio Crozza?
«Sa dare un valore ai messaggi che trasmette. Una qualità che apparteneva solo a Gaber e che ho un pò ritrovato in lui. E' un artista “totale”. Il Wall Street Journal ha provato in tutti i modi a convincerlo per ottenere un'intervista. Niente da fare. Lui esprime se stesso sul palco, non davanti al giornalista»
E la Ventura. «Lei rappresenta la tv. E' una persona dotata di grande intelligenza, capace di scegliere sia i programmi sia i gruppi di lavoro che meglio le calzavano. Inoltre, pensa con la sua testa. Accetta i consigli, ma alla fine è lei che prende le decisioni che contano”.
Laura Pausini? «A lei devo tantissimo. Averla accompagnata a Los Angeles per i Grammy Awards nel 2006 è stato un regalo insostituibile. Ero convintissimo che avrebbe vinto. Lei porta il lato più bello dell'Italia nel mondo».
Torino le ha dato i natali, la Versilia l'ha cresciuta, non solo Viareggio. «Ho abitato ovunque: da piccolo a Focette. Poi Seravezza, Minazzana (“posto bellissimo, il panorama è sensazionale”), Nocchi, Viareggio (al Marco Polo, ndr), Pietrasanta (“sopra il teatro comunale”) ed infine Torre del Lago. Le mie radici sono qui e a tutt'oggi non posso rinunciare a questo posto, dove vivono i miei tre figli». E proprio a Viareggio hanno visto la luce i suoi progetti editoriali. «Nel 2013 è nata la Sport U edizioni (gli altri fondatori sono Gianluca Giusti e Tommaso Signorini, ndr), società che dà il nome ad un bimestrale gratuito distribuito in Versilia che si occupa, ovviamente, di sport ma anche benessere e sana alimentazione. Quest'estate nascerà HappiFamily (rivista e sito), rivolto alle famiglie e ai bambini. Dal gennaio di quest'anno, inoltre, dirigo il mensile di Ipersoap».
Qualche rimpianto? «Se proprio devo trovarne uno, mi è mancata un'esperienza all'estero. Mi sarebbe piaciuto avere una dimensione più internazionale. Ma non ne faccio un dramma, alla fine sono salito su tutti i treni che mi sono passati davanti».
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