Il presidio
Manlio Cancogni al tavolo ascoltava Fusco
Ottanta anni di storia (aprì nel 1934) non potevano essere cancellati da una storiaccia di Camorra
VIAREGGIO. Gianni Mercatali, noto pr fiorentino (sua A Tavola sulla spiaggia) apre uno squarcio sulla Viareggio che fu. «Erano la fine degli anni Cinquanta. Con mio padre si andava a mangiare il cacciucco da Angelotto , in zona mercato, e poi era immancabile il caffè da Fappani».
Altri anni. Angelotto, come Ciolli, presentavano centinaia di cacciucchi al giorno. Da Fappani si fornavano migliaia di paste.
Primo Fappani sbarca da Milano nel giugno 1921, subito dopo la guerra e prima dela marcia su Roma. Apre dove è oggi Ruffo. Nel 1934 si sposta in piazza Mazzini, nella sede attuale. In piazza Shelley va un cugino, ma punta di più sulla gastronomia. Anni in cui in pochi apprezzavano tartufo e foie gras. Loro lo avevano già.
Ma l’epopea di Fappani in piazza Mazzini è indimenticabile. Manlio Cancogni, recentemente scomparso, lo frequenteva subito dopo la guerra. Lui e altri scrittori ascoltavano stupiti e divertiti in racconti di Giancarlo Fusco, ex pugile, ex ballerino, ex direttore di night, poi grande giornalista a Milano.
Gli anni del Boom consacrano Viareggio come terra del Bengodi. Fappani sforna budini e bignè, meringhe e cannoli perchè gli italiani, vinta la fame volevano soddisfare la gola.
Le pastarelle la domenica erano un must dopo la messa a S an Paolino o a Sant’Andrea. Il successo è tanto, apre anche Fappanino dalle parti dell’Astor.
Tanta tradizione ma anche la consapevolezza che il mondo sta cambiando. Ma quando negli anni Ottante Carlo Fappani inizia a fare da mangiare in molti – soprattutto i ristoratori – storcono la bocca.
A pranzo trovate immancabilmente Mimmo D’Alessandro che ha lì il suo secondo ufficio. Magari è con Zucchero, oppure con Pino Daniele. Spesso con Giorgia, di cui è a lungo manager.
Quando il locale passa di mano e si sparge la voce che diventerà una pizzeria napoletana (insegna prevista: Ciro) la vicenda rischia di finire in consiglio comunale. Nanni Maglione, già presidente del Carnevale, si indigna è chiede che la città reagisca.
Non diventa pizzeria ma la città al massimo mugugna. Oppure non frequenta un locale ormai visibilmente senza fascino ma soprattutto senza una guida.
Poi l’abisso con la Finanza, due anni fa, che si presenta e mette i sigilli al locale. Solo allora, ma poi chissà? Viareggio scopre cosa fosse Fappani, senza nulla togliere agli altri bar e locali della Passeggiata e del centro città.
«Fappani era come Rosati a Roma o Rivoire a Firenze: un punto di incontro, oltre che un bar – commenta ancora Gianni Mercatali – se dovevo incotrarmi ragazzino con mia zia, sapevo sempre dove fosse: da Fappanni, con la sua pasta ed il suo tè». Ecco anche la zia buinamina sarà contenta della riapertura.
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