Italia
Sos alla Regione: no all’ampliamento del porto di Carrara
I Paladini apuoversiliesi ricevuti dal governatore Rossi Corchia: è a rischio l’intera costa che vale due miliardi l’anno
FORTE DEI MARMI. Nessun pennello in mare da 850 metri del Water front e no all'ampliamento del porto di Marina di Carrara. I Paladini apuoversiliesi ricevuti l'altra sera a Firenze dal governatore Enrico Rossi sono stati categorici chiedendo alla Regione l'alt sulle opere che a Marina di Carrara si spera stavolta di realizzare. E Rossi? «Il presidente della Regione - spiega la presidente Orietta Colacicco - nel dichiararsi soddisfatto per aver potuto sentire direttamente le nostre richieste, si è detto molto preoccupato proprio dall'aspetto erosivo».
Se ci può essere un futuro per lo scalo portuale - secondo i Paladini - questo sta soltanto nel riutilizzare il porto esistente per farne un grande porto turistico; tanto moderno e bello, che il Water front, dovrebbe essere ripensato e dove la parte turistica del porto diverrebbe predominante, lasciando una o due banchine per l'attività mercantile. «Anche per questo - garantisce Colacicco - i Paladini non si fermeranno e continueranno nell'opera di sensibilizzazione. Anzi per prima cosa scriveremo al sindaco di Carrara richiedendo una riunione sul tema del porto presenti le stesse associazioni e realtà».
I progetti, come si sa attendono ora l'iter di approvazione del piano regolatore da parte del Comune di Carrara, poi sarà la volta del Comitato Portuale e quindi del Consiglio superiore dei lavori pubblici, con il beneplacito da ottenere dal ministero delle infrastrutture e dal ministero dell'ambiente. Ad ogni modo all'importante incontro fiorentino hanno partecipato oltre a Rossi, i direttore Ambiente-Energia Edo Bernini e i tecnici del settore porti della Regione, Sauro Sorini e Adriano Poggiali. C'erano poi anche Italia Nostra, Legambiente e l'Associazione Amare Marina di Marina di Carrara, l'Unione Bagni di Forte dei Marmi, l'Ageparc (camping della Partaccia) e il presidente di Federalberghi e vicepresidente di Confturismo della Toscana Paolo Corchia. Infine per il supporto tecnico scientifico c'erano il geologo Riccardo Caniparoli di Carrara e il prof. Giovanni Sarti del dipartimento Scienze della terra dell’Università di Pisa e coordinatore dei convegni sull'erosione promossi dal Comune di Forte dei Marmi.
«Confermato che Water front e ampliamento del porto sono due progetti distinti - hanno spiegato i dirigenti dei Paladini - abbiamo ricordato che colpevole dell'erosione è il porto di Carrara, come dice la relazione Lizzoli del 1802 e come confermato dai numerosi esperti scienziati presenti al convegno sull'erosione dello scorso anno al Forte e quindi abbiamo ribadito la nostra preoccupazione sull'accelerazione dell'erosione che potrebbe derivare dalle nuove opere. Water Front, che tra l'altro, come sottolineato dagli ambientalisti di Carrara, potrebbe aggravare potenziali esondazioni e allagamenti, come a primavera scorsa. Inoltre l'associazione Amare Marina ha chiesto di non spostare l'ingresso al porto. Tuttavia il Water front, che non ha necessità di ulteriori approvazioni ed è quindi realizzabile in tempi brevi, pare essere propedeutico al progetto di ampliamento del porto di Carrara previsto dall'attuale accordo di programma, che se pur non comprende il territorio di Massa, come hanno detto i tecnici della Regione, è secondo il geologo Caniparoli una riedizione del progetto di ampliamento del Porto già bocciato nel 2002 dal Ministero dell'Ambiente (poi l'autorità fece ricorso al Tar e il ricorso fu respinto) perché ambientalmente troppo impattante. Ad allarmarci - continua Orietta Colacicco dei Paladini - è un pennello di 850 metri che dovrebbe entrare in mare, proprio alla foce del Carrione, cosa che potrebbe moltiplicare per sei l'avanzamento dell'erosione, che già marcia al ritmo di 8 metri all'anno. È logico pensare infatti che una simile estensione, di almeno 6 volte superiore ai pennelli attuali, possa non solo accelerare, ma anche spostare l'erosione a sud secondo il suo raggio di azione, andando a toccare non solo e non tanto la costa apuana, ma molto più in là oltre il pontile di Forte».
Il prof. Giovanni Sarti, dal canto suo nel confermare a Rossi questo possibile pericolo, ha ricordato che per un'opera di tale portata mancano dati: non si conosce la portata dei sedimenti portati, come del resto non si hanno dati sull'intera costa. E secondo Paolo Corchia è a rischio l'intera costa apuoversiliese, che ha un valore culturale, pari a Piazza del Campo. In termini economici si potrebbe mettere in crisi un territorio che solo per la parte ricettiva (356 alberghi in Versilia e 100 fra Massa e Carrara, oltre ai bed and breakfast e alla ville in affitto) vale 2 miliardi di euro all'anno. Senza contare 520 bagni, i ristoranti, e tutte le attività commerciali e dell'indotto. Tanto più come ha sostenuto il vicepresidente dei Paladini, Umberto Donati, che a livello commerciale il Porto di Carrara sembra in declino e non è utilizzato neanche dagli industriali del marmo, che preferiscono quello di Spezia.
Angelo Petri
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