Il Tirreno

Versilia

I fuochi australiani di Sant’Ermete conquistano Forte

FORTE. Uno spettacolo grandioso interrotto più volte dallo scroscio degli applausi come non accadeva da anni, su una spiaggia affollata all’inverosimile (benché si trattasse, in fondo, del quinto...

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FORTE. Uno spettacolo grandioso interrotto più volte dallo scroscio degli applausi come non accadeva da anni, su una spiaggia affollata all’inverosimile (benché si trattasse, in fondo, del quinto spettacolo pirotecnico in meno di quattro mesi!). I fuochi artificiali di Sant’Ermete firmati Australia grazie ai pyrodesigner della Foti International Fireworks, che a luglio si erano aggiudicati il Festival Mondiale ospite della spiaggia di Forte sono stati, dunque, un grande successo. Migliaia di persone avevano iniziato ad affollare l’arenile fino dalle 21, tantissimi giunti in bici o in moto. E l’affluenza è continuata poi fino a pochi istanti dopo le 22 quando i tre botti d’inizio hanno salutato l’avvio dello spettacolo. Di lì sono stati quasi venticinque minuti di luci e colori che hanno dipinto il cielo fortemarmino senza soluzione di continuità. Molto apprezzato il fronte di sparo, largo come si conviene a chi è abituato a fare i fuochi di Capodanno nell’immensa Baia di Sidney, con almeno cinque, forse sei postazioni di lancio che realizzavano una parete di fuochi colorati che si incrociavano ogni qualvolta alzavano la barriera a bassa e media altezza.

Splendida anche la regia che ha continuato sempre ad intervallare fuochi a varie altezze e l’effetto “wow” ha colpito duro quando sono arrivate altissime le fontane che hanno fatto scendere per lunghi minuti la loro polvere dorata sul mare affollato di barche. Tutto un susseguirsi di emozioni visive fino al gran finale, davvero degno di questo aggettivo, e che ha fatto auspicare a molti che il sindaco tenga fede alle promesse e dia appuntamento per il secondo Mondiale di pyrodesigner nell’estate 2016. Per rivederli basta andare su internet all’URL: https://vimeo.com/137657730, grazie a Luca Martinelli e al suo staff.

Franco A. Calotti

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