Il Tirreno

Versilia

La storia di Ginzburg verso il Premio

di ADOLFO LIPPI
La storia di Ginzburg verso il Premio

Il romanzo di Antonio Scurati è ambientato in parte nella nostra città dove visse da ragazzino il grande antifascista

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di ADOLFO LIPPI

Il Premio Letterario Viareggio quest’anno verrà assegnato sabato prossimo, 29 agosto al Centro Congressi del Principe di Piemonte.

Dice Simona Costa, presidente della Giuria: «La grande tradizione è la sua forza». Il Premio, cioè, è forte perchè ha un grande passato. Sarebbe bene avesse anche un gran presente e un marcato futuro. Invece non vi sono soldi, il Premio è quasi abbandonato a sé stesso, le autorità, come in tanti anni, se ne disinteressano. Gli sponsor mancano perché la fascetta “Viareggio” sul libro vincitore non è che faccia correre le folle in libreria. Questa è la verità.

Però andò così anche nelle prime edizioni. Leonida Repaci, che inventò il Premio, batteva la spiaggia (si era negli anni ‘20) a vendere i biglietti per il galà della premiazione. Adesso la serata è ad ingresso libero ma vi brilla soltanto l’entusiasmo dei giurati e dei premiati poichè la cultura, letteratura, poesia, saggistica, non suscitano passione.

Quest’anno a contendersi il “Viareggio” sono autori famosi, alcuni meno. Per la narrativa il favorito è Antonio Scurati con “Il tempo migliore della nostra vita” (Bompiani editore).

Il romanzo è la biografia di alcune famiglie, una russo-torinese (i Ginzburg), una emiliano-milanese (gli Scurati), una napoletana (i Ferrieri), diverse, lontane per tradizioni ed esperienze, che tuttavia s’intrecciano in nuove famiglie durante i tragici anni dell’ultima guerra mondiale.

Leggendo Scurati si fa una scoperta; Leone Ginzburg, che era un intellettuale di spicco, fondò il Partito d’Azione, fece l’editore per Einaudi morì trucidato dai nazisti, ebbe un passaggio da Viareggio quando, bimbetto, la madre russa, ve lo lasciò a balia. E forse fu addirittura concepito a Viareggio, perchè le mamma Vera sfuggendo la rivoluzione sovietica, soggiornò nella nostra città ed ebbe una liason con un noto ebreo viareggino (estate del 1908), di nome Renzo Segrè, fratello della balia, Maria. Leone, dunque, molto probabilmente, fu il frutto di un travolgente amore balneare, sotto le stelle di spiaggia, con l’odore di salmastro e camucioli.

Il padre, ch’era ad Odessa, comunque lo riconobbe e lo fece suo, col nome di Ginzburg (che, dopo, Leone passò anche alla moglie, la notissima scrittrice Natalia).

L’altro romanzo in lizza è di Paola Capriolo, s’intitola “Mi ricordo”. È la storia di due donne, madre e figlia, che si rincorrono nelle lettere trovate in una vecchia biblioteca, lettere bellissime, strazianti che narrano, anche qui, vicende di famiglie ebree perseguitate. Sicura vincitrice del “Viareggio-Versilia Internazionale”, è la bengalese americana (scrittrice notissimaa al mondo intero) Jhumpa Lahiri che nel libro “In altre parole” narra l’amore conflittuale dell’autrice con la lingua italiana. È una storia avvincente. Lei che già parla scorrevolmente due lingue, la benigalese e l’inglese; si lascia conquistare dall’ italiano. Non è conquista facile.

Pagina dietro pagina la Lahiri dimostra qua. nta fatica occorra per impossessarsi d’una grammatica e come sia davvero un’impresa non soltanto parlar bene ma, soprattutto, scrivere bene poichè la nostra lingua è piena di trabocchetti, insidie, contrasti.

Attorno a questi nomi ne girano tantissimi altri: poeti, narratori,saggisti. La lista dei candidati al “Premio” è lunghissima e molto sta nel la mente di Simona Costa, una raffinata, sensibile, professoressa di letteratura italiana contemporanea a Roma III.

La incontro a Roma presso la “Casa delle letterature”. Qui vengono presentati i finalisti de “Viareggio” e qui, praticamente, si viene battezzati scrittori per il successo. La Costa è consapevole di fare il Premio con “due scarpe e una ciabatta”. Ha un modesto contributo della Cassa di Risparmi di Lucca . Ha, gratuito, l’uso del Principe. Ma non si va oltre. Non ci si può permettere una efficace campagna pubblicitaria ed i giurati, spessissimo, si pagano i viaggi a Roma con soldi propri. Certo i giurati sono personalità degnissime, molti professori, molti esperti di editoria. Mancano figure da copertina, nomi che facciano scalpore, che so, Umberto Eco o Vittorio Sgarbi, Dario Fo, Benigni. Repaci li avrebbe chiamati. Repaci non temeva confronti e capiva che il “Viareggiob aveva bisogno di lustro e lustrini. Da anni, fin dai tempi della Bettarini (che fu la presidente fino a tre anni fa) , s’è scelta un’altra strada, si fa un premio scontroso, magari serio ma poco televisivo. Nessun scoop, nessun clamore. Conclude Simona Costa: «Però abbiamo ridato al “Viareggio” una sua dignità». Le autorità potrebbero ben dare altro.

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