LE FOTO DEL TIRRENO
di ADOLFO LIPPI Savoia, i Borbone, gli Asburgo, furono di casa a Viareggio e dintorni già a partire da inizio Ottocento, quando si spense l’astro di Napoleone. E sorsero, con la Restaurazione, le...
di ADOLFO LIPPI
Savoia, i Borbone, gli Asburgo, furono di casa a Viareggio e dintorni già a partire da inizio Ottocento, quando si spense l’astro di Napoleone. E sorsero, con la Restaurazione, le loro ville nelle acquistate vaste proprietà versiliesi. La loro presenza passa dalla Tenuta di Viareggio alle case di Massarosa, Stiava poi in San Martino in Vignale. Tra tante, splendida e solare, c’è la villa Le Pianore di Capezzano dove si consumò di strazi la delicata Maria Teresa Felicita di Savoia moglie dello scapestrato ed illuminato Carlo Ludovico, figlio di Maria Luisa (che aveva inventato Viareggio). E dove sgambettò bimbetta l’ultima imperatrice d’Austria , Zita, assieme al cuginetto Boris che sarebbe divenuto regnante in Bulgaria. C’è da perdersi se si seguono le contorte genealogie delle diverse famiglie padrone di troni e regni ovunque, dal Portogallo alla Spagna, dall’Italia al Lussemburgo, all’Austria Ungheria. Ma in un bel libro di Otello Lenzi, (Bandecchi&Vivaldi editori), sono molto precisi e ben descritti i passaggi versiliesi di questi protagonisti d’epoca, tra nascite, matrimoni, eccidi sanguinari, guerre, abbandoni, amori e morti. Le Pianore era stata fabbricata per una ricca dinastia lucchese, gli Orsucci. Era un lembo di paradiso, tra foreste di pini, lecci, vigne, un parco di parecchi ettari che avrebbe, in seguito, anche ospitato un giardino esotico con sambuchi e palme (oggi quasi del tutto distrutto). Gli Orsucci cedettero questa villa (e un’altra, La Vallina) alla Maria Teresa Felicita di Savoia nel 1826. Lei, con una cerimonia in pompa, aveva sposato nel 1820 Carlo Ludovico, figlio di Maria Luisa duchessa in Lucca. Il matrimonio fu un evento: a Viareggio allestirono un immenso padiglione lungo il Burlamacca poiché la principessina Savoia sarebbe dovuta arrivare in nave da Genoa. Purtroppo però il mare, aizzato da libeccio, fu sfavorevole e lei dovette giungere in carrozza. Poi il corteo, attraverso il Quiesa, proseguì a Lucca e qui i due sposi furono consacrati. Non fu un matrimonio felice. Lei era cagionevole di nervi, lui era un satanasso, bello, ricco, elegante, se la spassava nei teatri e ai tavoli da gioco. Cosicché lei si rifugiò ben lontana dalle Pianore, che avrebbero dovuto essere il loro d’orato nido d’amore. E prese casa a San Martino in Vignale dove la chiamarono “la sepolta viva”. Chi godette pienamente delle Pianore fu poi il nipote, Roberto di Borbone Parma al quale la nonna paterna, appunto Maria Teresa, donò il possedimento. Che era, fra l’altro, stato comprato coi soldi dei Savoia. Roberto vi venne e ci fece 24 figli, dodici con una prima moglie e dodici con una seconda. Poiché egli, perdute i Borbone le guerre di indipendenza, era in perenne esilio ebbe anche modo di ampliare la costruzione che prese più o meno la fisionomia del palazzo reale con tanto di cappella, sale di ricevimenti, camere per tanti ospiti. , sulla facciata lo stemma di famiglia (c’è ancora). Da Roberto, dicono le cronache, giungevano un po’ tutti i pretendenti ai troni che “fra ulivi e marmi” (scrive il biografo Alfredo Ragghianti) “fra il cielo e il mare s’avvicendavano i destini degli uomini e delle nazioni”. Una delle figlie di Roberto, Maria Teresa, la primogenita del primo matrimonio, sposò lo zar dei Bulgari Ferdinando I. Le nozze furono celebrate proprio qui. Dove arrivò tutta la nobiltà europea. Basti dire che quando Roberto si spostava dalla stazione di Viareggio egli occupava un treno con 15 vagoni. Suoi ospiti a Capezzano furono i Savoia (con la regina Elena), i reali di Romania, gli ex reali di Spagna, i reali di Bulgaria, i reali del Belgio. Insomma le Pianore fu un oasi di teste coronate in mezzo ad una storia europea e mondiale che, per quelle teste, già a fine Ottocento, voltava al peggio.In tale koinè nacque, dal secondo matrimonio di Roberto (con la figlia del re del Portogallo, Maria Antonia di Braganza), la piccola Zita, quinta figlia della prole di dodici che raddoppiava la prima dozzina di Roberto. Zita nacque nel 1892. Il nome glielo scelse dirittura il Papa, Leone XIII, amicissimo di Roberto, in onore di Zita padrona di Lucca. E lei, anche da adulta, andò sempre a pregare nella tomba della santa. La bambina crebbe sveglia, dolce, scherzosa, giocava con le contadinelle ed aveva per compagno Boris, figlio di Ferdinando di Bulgaria. I due alternavano gite nei prati e studi profondi di lingue; sicché la bambina sapeva perfettamente il francese, il tedesco, lo spagnolo, l’inglese. Da adolescente le furono attribuiti parecchi fidanzati. Alla fine, nel 1911, conobbe a Vienna, Carlo, nipote di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria (il famosissimo e canzonato “Cecco Beppe”). I due si piacquero. Lei lo condusse a “le Pianore”. I due flirtarono neanche a lungo poiché dopo pochi mesi si sposarono. Orbene, per la nota serie di vicende storiche a tutti note (compresa la sconfitta dell’Austria nella prima Grande Guerra), Carlo divenne, alla morte di Francesco Giuseppe, il nuovo Imperatore d’Austria Ungheria. E Zita l’imperatrice. L’ultima, s’intende perché da lì in poi in Austria ci sarebbe stata la Repubblica.
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