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di CORRADO BENZIO Torre del Lago è Puccini. E viceversa. Talmente compenetrata è la storia fra il compositore e il borgo di cacciatori che per molti è il Maestro di Torre del Lago, dimenticando l’orig...
di CORRADO BENZIO
Torre del Lago è Puccini. E viceversa. Talmente compenetrata è la storia fra il compositore e il borgo di cacciatori che per molti è il Maestro di Torre del Lago, dimenticando l’origine lucchese.
La storia è arcinota. Reducec dai primi sucecssi, Puccini si innamora di questo borgo di poche case e soprattutto del lago e delle selve, ricche di ogni genere di selvaggina. Nel 1891 prende in affitto due stanze nella casa di Venanzio Barsuglia, che era guardiano delle proprietà del marchese Ginori Lisci, Quando l’autore di Manon sbarca a Torre ci sono solo due dimore principesche. La villa degli Orlando, poco lontano dalla casa del Barsuglia e sulla sponda opposa, a Massaciuccoli, la Piaggetta dei marchesi Ginori Lisci. Che poi sono anche proprietari del lago. Non a caso Puccini frequenterà i fondatori della Richard-Ginori anche per avere il permesso di sparare ai volatili sulle acque del Massaciuccoli.
Puccini ama talmente Torre del Lago che nel 1899 comprerà la casa del Barsuglia e la farà ristrutturare completamente da Giuseppe Puccinelli. Qui resterà 20 anni, qui comporrà le sue opere immortali. In una villa, spieghiamolo subito a chi non l’ha mai visitata che era spartana, poche stanze, lussi limitati. Per Il Maestro i lussi erano altri. A partire dai vestiti per proseguire con la macchine, i motoscafi, lo yacht. E poi certo si spostava. A Chiatri, in Valdinievole, in Maremma. Aveva case un po’ ovunque e cerco anche di riscattare la casa avita in centro a Lucca, che era stata venduta dalla madre in un momento di difficoltà economiche.
Turris eburnea. Così Puccini ribattezzerà Torre del Lago. Qui darà vita alle bisbocce del Club della Boheme. Qui frequenterà i pittori – per lo più livornesi – che si trasferivano a Torre del Lago. All’inizio attratti dal mecenatismo degli Orlandi, poi il faro diventerà Puccini. I Fanelli, i Nomellini, divisionisti e post-macchiaioli saranno di casa e descriveranno nei loro quadri questo angolo di paradiso. Questa Maremma versiliese che vista da villa Orlando è veramente cambiata pochissimo. Se escludiamo le brutture della Bretella Viareggio-Lucca e delle cave aperte per costruirla che si stagliano sulle colline sopra Massarosa. Che poteva essere salvata da questo massacro edilizio se solo i suoi abitanti avessero avuto meno avidità di uscire dalla condizioni di contadini, servi dell nobiltà lucchese e di una terra agra.
Lo stesso Puccini dette l’addio a Torre del Lago, quando sul Massaciuccoli venne aperta una torbiera. Il rumore dei camion e l’acro odore della torba costrinsero Puccini a lasciare il suo rifugio per venire ad abitare a Viareggio. C’entra poco al riguardo la vicenda di Doria Manfredi, la ragazzina del paese che era al suo servizio. La storia, anche qui, è nota. Lei era a servizio da Puccini, amava il maestro. Elvira Bonturi, la moglie virago di Puccini, l’accusò in tutto il paese di essere l’amante del marito. lei si uccise avvelenandosi. A Puccini toccò sborsare un lauto risarcimento alla famglia della ragazza dopo che – da una visita legale post-mortem – era venuto fuori che la ragazzina era vergine.
A Viareggio Puccini arriverà solo nel 1921, già sofferente alla gola. Il tumore verrà curato a Bruxelles ma il Maestro, già debilitato dal diabete, non sopravviverà all’operazione e morirà nella capitale balga il 12 dicembre nel 1924.
Turandot resterà incompiuta, ma diventerà – siamo nel 2011 – l’opera simbolo di Puccini. Intanto fu deciso che il Maestro sarebbe stato sepolto a Torre del Lago. Un salotto della villa venne adibito a mausoleo. Nel frattempo Elvira era andata a vivere a Milano, dalla figlia, ma non sopravviverà a lungo al marito.
Oggi villa Puccini, di proprietà della fondazione intitolata alla nipote Simonetta Puccini è diventata casa museo. Ci sono i cimeli ed i ricordi del Maestro. C ’è tanto materiale da esporre che la signora Puccini ha acquistato l’ex hotel Antonio per creare un vero e proprio museo dedicato a Puccini.
Oggi la villa riceve oltre 20mila visitatori l’anno. Un numero altissimo, forse il più alto di tutti i musei della provincia di Lucca, statali e privati. Aiutata solo dal mecenatismo della banche e dal biglietto d’ingresso. E chiaramente dal fatto che qui, veramente, si continua a respirare l’aria del Maestro. E chissà che splendore sarebbe poter collegare le tre ville in un solo percorso, fra cicloposte e battelli sul lago.Il marchio Puccini è ancora inesplorato nei suoi possibili sviluppi. E commerciali, ma soprattutto culturali. Una quarantina di anni fa qui Sergio Bernardini portò Ginger Rogers. Dieci anni più tardi fu Mimmo D’Alessandro a portarci Miles Davis, uno dei grandi del secolo. Progettò anche una Tosca in jazz. Poi morì. Ora il progetto potrebbe essere riportato avanti dal maestro Veronesi. La gaffe su Elton John è servita a fare pubblicità.
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