Italia
Le cave già divise in zone a tema Parte il piano della Regione
Seravezza accelera sul Pit, contestatissimo da imprenditori e cavatori della Versilia Ma il Governo da Roma ha già impugnato le norme promulgate dall’assessore Marson
SERAVEZZA. Primi effetti del Piano paesaggistico regionale – il famigerato per molti Pit – sulle attività di cava dell’Alta Versilia.
A metterli in atto è l’amministrazione di Seravezza. Le aree di cava del comune sono state suddivise dal piano in 6 bacini estrattivi, ognuno dei quali con le sue peculiarità, che peseranno in fase di concessioni e rilascio di piani di coltivazione.
E oggi il settore Pianificazione del Comune ha avviato le procedure per la formazione dei piani attuativi, che permetteranno l’inserimento sugli strumenti urbanistici di queste aree-bacino.
Si sta inviando in questi giorni, a tutti gli imprenditori possessori di cave o di concessioni di cava, una lettera – ha fatto sapere l’amministrazione «che ha lo scopo di raccogliere le informazioni necessarie a costruire i quadri conoscitivi propedeutici alla formazione del quadro progettuale dei singoli bacini».
Siamo ancora ad una fase tecnico burocratica. Ma sono i primi veri effetti della tanto discussa legge regionale varata dalla giunta Rossi nel suo ultimo anno del primo mandato, insieme all’assessore Anna Marson, già Italia dei Valori, oggi fatta fuori da Rossi. Contro la quale sono scesi in piazza ambientalisti, e industriali del lapideo dalla Versilia a Carrara. Ma soprattutto in Versilia, la più penalizzata dal pit.
I bacini di marmo e pietra individuati a Seravezza sono sei: bacino del Monte Pelato; Retro Altissimo; Canale delle Gobbie; Tacca Bianca; Bacino Mossa; Monte Altissimo Est. «Vogliamo - commenta il Sindaco Ettore Neri - raccogliere la sfida alla qualità che il Piano del Paesaggio della Regione Toscana ha lanciato ai territori. Siamo da anni tra i più determinati sostenitori di una politica di tutela e valorizzazione del territorio che si propone l’obiettivo ambizioso di coniugare la tutela del paesaggio con il benessere della comunità e lo sviluppo di imprese capaci di ridistribuire ricchezza sul territorio. Il nostro Comune, fin dal febbraio 2014, ha proposto alla Regione Toscana – prosegue Neri - di inserire nella legge lo strumento del Piano Attuativo di Bacino per consentire una pianificazione accurata e di dettaglio di aree fortemente sensibili come quelle dei siti estrattivi in area parco».
In ogni bacino il piano paesaggistico prevede le modalità dell’attività estrattive. Sono definite con norme specifiche e puntali pensate per il territorio specifico dove si opera. E sulla base di queste specificità dovrebbero calibrarsi anche le nuove concessioni per l’estrazione E’ chiaro che si tratta di norme che possono modificare business colossali, anche se la Versilia non è il bacino di Carrara. «La nostra idea è diventata legge della Regione - prosegue l’Assessore all’urbanistica Salvatori - abbiamo l’ambizione di dimostrare che, partendo da questo strumento, si possono ottenere risultati eccellenti e si può tracciare una strada che finora nessuno ha mai percorso. Questa partita sarà una di quelle sulle quali cercheremo di operare bene e in tempi ragionevolmente stretti».
Al di là delle contestazioni portare avanti dai concessionari, va ricordato che il piano territoriale della Toscana è già stato impugnato dallo Stato Italiano. Una delle incongruneze che ci sono – secondo Roma – p roprio il regime concessionario.
Al centro del contendere, è una battaglia che vale milioni di euro, ci sono i cosiddetti Beni Estimati, ovvero le cave di Carrara diventate di proprietà privata sulla base di un decreto del Settecento dei signori di Parma e Carrara.
Insomma Seravezza è partita con le norme burocratiche ma la battagli sul Pit è soltanto all’inizio.
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