Due milioni prestati a strozzo, Saetta condannato a sedici anni
Maxi-processo per usura e scommesse clandestine in Versilia: nella rete medici e imprenditori Dodici anni a Discetti, considerato il braccio destro del “capo”. Assolto il fratello Marco Saetta
VIAREGGIO. Sedici anni di carcere. È la pena che il tribunale di Lucca ha inflitto a Vincenzo Saetta, 44 anni (oggi agli arresti domiciliari), nella sentenza per il maxi-processo su un giro milionario di usura e scommesse clandestine in Versilia. Una vicenda che aveva visto finire nella rete medici, imprenditori e persino casalinghe in difficoltà economica. A cui gli imputati - secondo le carte dell’accusa - avevano prestato denaro con tassi d’interesse elevatissimi. Denaro da recuperare anche con metodi violenti. Nella lunga serie di condanne, però, va in fumo l’accusa di associazione camorristica. Con questa vicenda, insomma, la mafia non c’entra.
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Interessi alle stelle. Secondo gli inquirenti, Vincenzo Saetta era a capo di un’associazione a delinquere che per cinque anni (dal 2003 all’inizio del 2008) ha prestato a diciassette persone circa 2 milioni di euro complessivi, con tassi d’interesse usurari. Le vittime, tra cui medici, imprenditori e anche casalinghe, si vedevano applicare in genere interessi dal 200 al 500% sulle somme prestate. Ma in alcuni casi - secondo l’accusa - si sfiorava il 10.000% di interesse annuo. Col risultato che un debito originario di 150.000 euro poteva salire velocemente fino al milione. E quando le somme non venivano restituite, scattava il recupero crediti con minacce e intimidazioni. Anche tramite pistole. Da qui l’ulteriore imputazione di estorsione. A Saetta, inoltre, è stato contestato il sequestro di persona: una delle vittime dell’usura sarebbe stata caricata in auto e portata di forza a Lugano e a Milano, con l’obiettivo di farsi restituire parte del prestito.
Le scommesse sulle partite. A Saetta ed altre sei persone veniva imputato, inoltre, il fatto di aver raccolto - tramite una ricevitoria di sua proprietà a Viareggio - scommesse clandestine sulle partite di calcio nazionale e internazionale.
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Caduta l’accusa di camorra. Tutti questi elementi, uniti all’accusa di far parte di un clan camorristico, portarono nel 2008 la Direzione distrettuale antimafia e la Guardia di finanza di Firenze ad arrestare diciotto persone. Contestando il ben noto 416-bis, e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso, a Saetta e agli altri che secondo gli inquirenti appartenevano al clan. Ma questa contestazione è caduta nella richiesta di condanna fatta dalla Procura di Lucca nell’udienza dell’aprile scorso. Che aveva parlato sì di associazione a delinquere, ma non camorristica. Il pm Fabio Origlio, in particolare, aveva chiesto nove anni di condanna per Saetta e sei per Discetti.
La sentenza. I giudici hanno condannato per usura e associazione a delinquere Vincenzo Saetta (riconosciuto colpevole anche di sequestro e della vicenda delle scommesse clandestine sulle partite) a sedici anni, e Alessandro Discetti, considerato il suo braccio destro, a dodici. Condannati per gli stessi reati Salvatore Cannavaro a sei anni; Salvatore Cocice a cinque anni; Teresa Deviato a cinque anni; Franco Ginassi a quattro anni; Domenico Marra a cinque anni. Condannato per usura anche Alberto Servi (tre anni). Niente pena per Salvatore Cannavaro, Michele Capuano e Franco Ginassi per la vicenda delle scommesse clandestine, finita in prescrizione. Stesso destino per Vincenzo Falco, Bernardo Falco e Domenico Dimaro nell’accusa di ricettazione, anche questa prescritta. Cadute in prescrizione anche le posizioni di Giuseppe Vassallo, Francesco Lo Ioco, Mario Maranta, Vincenzo Perez, Alfredo Scala, Fabrizio Bigini. Infine, sono stati assolti gli imputati Marco Saetta, fratello di Vincenzo (difeso dall’avvocato Giorgio Nicoletti), Jonah Ghiselli (tutelato dagli avvocati Graziano Maffei e Enrico Carboni), e Pier Marino Ardenti (difeso dall’avvocato Manuele Ciappi).
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