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manutenzione

La corrosione sull’assile è stata nascosta con la vernice

VIAREGGIO. La foto mostrata nell’aula del Polo fieristico di Lucca mette i brividi: è l’assile che si è fratturato sotto uno dei carricisterna, carichi di Gpl, del treno deragliato a Viareggio la...

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VIAREGGIO. La foto mostrata nell’aula del Polo fieristico di Lucca mette i brividi: è l’assile che si è fratturato sotto uno dei carricisterna, carichi di Gpl, del treno deragliato a Viareggio la notte del 29 giugno 2009. Siamo a Lovere, nel corso dell’incidente probatorio (2011) ed i tecnici della Lucchini hanno provveduto a sverniciarlo. La superficie appare tutta segnata da quelli che l’ingegnere Marco Boniardi, testimoniando ieri in aula, ha definito «punti di corrosione». Le macchie di ruggine sono lì, in bella vista: «È stata fatta una sabbiatura dell’assile - così ricostruisce Boniardi - e lì ci si è accorti dei punti di corrosione. A questo punto si è cercato con carta abrasiva od una mola a disco di eliminare lo strato corroso. Che, però, è rimasto. E quindi è stato messa una mano di vernice su tutto». Insomma, «qualcuno ha levigato la zona cercando di eliminare la corrosione, si è accorto che non veniva via e ha messo la vernice».

Come affermato da tutti - ormai da anni - quella maledetta cricca (frattura) «profonda almeno 10,2 millimetri» dopo soli 22.525 chilometri percorsi da marzo 2009 (quando il treno lascia l’officina Cima riparazioni di Mantova) al giorno della strage di Viareggio «era già presente nell'assile». Era, insomma, «un difetto preesistente che si è propagato». Per questo «doveva essere intercettata. E poteva esserlo con la diligenza normalmente richiesta in fase di controllo, dato che la probabilità di individuare la cricca presente nell’assile di Viareggio è praticamente pari al 100%».

Così, invece, non è stato. E lo testimoniano trentadue vite spezzate. La conclusione di Boniardi non fa sconti ai tedeschi della Jungenthal di Hannover, perché le alternative sono due: «Il controllo non distruttivo ad ultrasuoni è stato eseguito piuttosto malamente e certamente in modo inefficace perché non ha individuato una cricca avente, in un’ottica di controllo, dimensioni tali da poter essere facilmente identificata. Oppure il controllo non distruttivo ad ultrasuoni non è stato per nulla effettuato».

L’aula ascolta in silenzio. E non è solo il caldo. È quel fiato che manca pensando al sistema delle manutenzioni ferroviarie che l’Europa ha messo in piedi e che si rivela tanto “fai da te” quanto incapace di evitare disastri annunciati. Visto che l’Eba, agenzia tedesca per la sicurezza lungo i binari, nel 2007 aveva emanato una direttiva rimasta lettera morta ma che lanciava un allarme certificato dai numerosi incidenti ferroviari che andavano accadendo lungo i binari d’Europa. Dove gli assili tedeschi viaggiavano con crateri di corrosione e mani di vernice a ricoprirli. Esattamente come quello che si è fratturato a Viareggio, il cui stato «era già in pessime condizioni al momento della revisione effettuata 22.525 chilometri prima dell’incidente del 29 giugno 2009». (d.f.)

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