Dissesto, danni causati dalle scelte fatte nei primi anni Duemila
Lo scrivono i revisori dei conti del Comune sollecitando l’intervento della Finanza: non tutto è prescritto prima del 2010
VIAREGGIO. Verbali dei revisori dei conti - per il periodo primo gennaio 2010/2 ottobre 2014 - consegnati alla guardia di finanza, Nucleo della spesa di pubblica (Lucca), che da settembre 2014 ha tra le mani l'indagine della Procura di Lucca (pm Fabio Origlio) sui rilievi mossi alla gestione del Comune di Viareggio dalla relazione del ministero dell'economia, esito dell'ispezione firmata da Luciano Cimbolini. A fornire il materiale sono stati gli attuali revisori dei conti che, però, invitano a non fermarsi al 2010, guardando indietro nel tempo là dove non tutto sarebbe prescritto. Due sono i motivi che portano Daniele Limberti (presidente del Collegio dei revisori), Claudio Pucci e Salvatore Suriano, a mettere nero su bianco i propri dubbi. «L'attuale situazione finanziaria del Comune è la conseguenza di scelte operate all'inizio degli anni Duemila, per cui le risposte a molte domande od interrogativi dovrebbero esser date dagli amministratori e dai funzionari in carico all'epoca dei fatti, in presenza peraltro di una relazione da parte dell'ispettore del ministero dell'economia e finanze che ha evidenziato aspetti di natura penale». Sotto un profilo di responsabilità contabile, inoltre, «la decorrenza della eventuale prescrizione ha inizio nel momento in cui sono effettuati i pagamenti, con i quali si concretizza il danno, per contratti, atti e decisioni risalenti ad annualità pregresse assunti prima del termine indicato del primo gennaio 2010».
Insomma, lo sguardo a tutto campo - a detta dei revisori - è più che mai necessario. Ed è un'indicazione che arriva anche dalla stessa relazione di Cimbolini. Il quale, per esempio, in merito ad una delle questioni più "calde" degli illeciti addebitati al Comune di Viareggio, alle sue amministrazione e al suo apparato - quella degli incentivi alla progettazione (oggetto di un'approfondita indagine da parte del Nucleo investigativo dei carabinieri di Lucca) - invita a valutare gli effetti che l'intero sistema ancora provoca sui conti pubblici.
2009-2011. Certo, leggendo la relazione del Mef si tocca con mano che dalla fine delle amministrazioni Marcucci in poi la situazione peggiora e precipita fino al dissesto dichiarato dal consiglio comunale il 2 ottobre 2014 (Giunta Betti). Su cosa accade dal 2009 in poi Cimbolini è impietoso: «Tenuto conto poi dell'effettivo andamento della gestione. quantomeno negli esercizi 2009, 2010 e 2011, i disavanzi di amministrazione e i deficit correnti risultano finanziati solo contabilmente, ma non sostanzialmente. Questo ha comportato una palese violazione dei principi che regolano la programmazione di bilancio degli Enti. In specie, risultano non rispettati il principio di pareggio di bilancio inteso in senso sostanziale e di veridicità». In altre parole - continua Cimbolini - «fino al 2011, il bilancio si è retto su previsioni di entrata assolutamente straordinarie e connotate da un alto grado di aleatorietà. Queste previsioni di entrata, una volta dimostratesi irrealizzabili in sede di gestione, hanno avuto come naturale conseguenza il formarsi di ulteriori disavanzi, in un contesto nel quale erano comunque già presenti dei deficit pregressi da finanziare».
Corte dei Conti 2003-2006. Una ciliegia tira l'altra, insomma. E in questo caso l'albero delle ciliegie è stato innaffiato nei dieci anni delle due amministrazioni di Marco Marcucci. Basta avviare la macchina del tempo…Ed ecco la relazione della Corte dei Conti della Toscana del 2006 relativa a quel che 2003 che ha visto i magistrati contabili esaminare i conti del Comune. Agli amministratori viene chiesto di «inviare una breve relazione su quanto è stato fatto, dopo il 2003, in merito al miglioramento del controllo di gestione», ma anche di relazionare su quali provvedimenti il Comune ha adottato o intende adottare ai fini dell'impianto di un sistema di governance delle società partecipate». Ed infine di fornire «elementi sulla rimodulazione del debito negli anni 2004 e/o 2005».
Per capire come sono andate le cose basta l'ultima relazione inviata dagli attuali revisori dei conti alla Corte: «Il Collegio stima che le azioni più significative per il riequilibrio strutturale del bilancio, anche tenendo conto delle influenze degli organismi partecipati, devono ancora trovare la loro concretizzazione».
Partecipate fuori controllo. Organismi partecipati fuori controllo al punto da finire in liquidazione. Viareggio patrimonio compresa, ovvero la carta che l'amministrazione Marcucci si gioca con la Corte dei Conti. Nella relazione 2006 si legge, infatti: «Il Comune, ai fini dell'organizzazione di un sistema di governance delle società partecipate, in data 13 marzo 2006 ha deciso di costituire una società per la gestione degli assets patrimoniali denominata "Viareggio Patrimonio Srl". La struttura di holding della società consentirebbe, come asserito dal Comune, di ridefinire il sistema di governance delle società partecipate perseguendo vantaggi di tipo economico-finanziario».
Passa da quella stessa Viareggio Patrimonio, oggi, una parte del disastro dei conti del Comune. E passa da qui anche l'intreccio di progettazioni interne/esterne finito nel mirino dei carabinieri. Si facevano "tondi" tutti coloro che ricevevano a pioggia gli incarichi esterni perché gli uffici in Municipio erano apparentemente sempre oberati di lavoro in virtù della convenzione stipulata nel 2007 tra amministrazione comunale e società Patrimonio. Una giostra che produceva un vortice di mutui accesi in violazione - è la relazione del Mef - dell'articolo della Costituzione che definisce i confini del ricorso al credito da parte degli Enti pubblici. Ed ecco mutui di investimento, che ancora i viareggini stanno pagando e per molti anni a venire, accesi in violazione della legge per mantenere le fondazioni, pagare i professionisti (i quattrocentomila euro dell'incarico per un Regolamento urbanistico del quale il Comune ancora non si è dotato), abbondare in manutenzioni varie ed interventi sui palazzi pubblici i cui contorni «non erano nemmeno individuabili al momento della contrazione del debito».
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