Il Tirreno

Versilia

Affitto da 162 euro per salvare le Poste di Nocchi

di Cesare Bonifazi
Affitto da 162 euro per salvare le Poste di Nocchi

Amministrazione in trattativa per trovare un nuovo fondo Il termine per la chiusura dell’ufficio è fissato al 23 luglio

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CAMAIORE. La posizione di Poste Italiane sarebbe anche semplice: le poste di Nocchi potrebbero essere salvate a una condizione, ovvero che la società delle poste spenda solamente 162 euro al mese per l'affitto del locale. Un ultimatum che assomiglia molto più a un rifiuto che a un accordo di salvataggio. Le utenze relative all’affitto sarebbero ovviamente a carico dell'azienda.

Pare infatti che in una telefonata tra i vertici di poste e il sindaco Del Dotto la società abbia avanzato queste richieste poco negoziabili. La spending review in atto a Poste non lascerebbe molto margine di spesa per conservare l’avamposto in una frazione con un afflusso di clientela definito proprio da Poste come «non rilevante, una rimessa per la società».

La proposta però non avrebbe scoraggiato l'amministrazione di Camaiore: gli incaricati del comune e il sindaco starebbero setacciando tutti i fondi commerciali sfitti nella frazione per cercare di salvare l'ufficio postale della cittadina.

Un fondo, piccolo, trenta metri quadri, nel quale la società di spedizioni italiana potrebbe trasferire l'ufficio. A 162 euro al mese, rispetto ai 280 chiesti fino a oggi dal proprietario del fondo attuale.

Un’impresa che si preannuncia ardua perché il prezzo dell’affitto chiesto da Poste è basso e il tempo per stringere accordi stringe: secondo il piano di Poste Italiane, la chiusura di Nocchi dovrebbe avvenire il prossimo 13 di luglio. Meno di due settimane per trovare una nuova collocazione alle condizioni richieste.

L’ufficio in questione è sotto attacco perché rientra all’interno di una ristrutturazione interna alla società che porterebbe alla chiusura di numerosi uffici postali ritenuti «non redditizi».

La notizia era stata comunicata al sindaco di Camaiore, Alessandro del Dotto, il 24 maggio scorso. La lettera aveva fatto andare su tutte le furie il primo cittadino che aveva accusato Poste di non avere rispetto per il territorio. Del Dotto si riferiva ovviamente anche all’episodio di Valpromaro, un’altra frazione del Comune che rischiava di perdere l’ufficio postale. Da lì era partita una protesta congiunta tra i Comuni di Massarosa e Camaiore (la frazione si trova proprio al confine) proprio perché questi uffici periferici sono «un servizio essenziale per centinaia cittadini, soprattutto anziani».

Nel precedente colloquio il sindaco aveva dimostrato il suo disappunto per la strategia di abbandono del territorio messa in atto dalle Poste, dopo la chiusura dell'ufficio di Casoli e quello, per il momento stoppato, di Valpromaro .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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