Il Tirreno

Versilia

Nicola, la folle corsa del trabaccolaro

di CORRADO BENZIO
Nicola, la folle corsa del trabaccolaro

Vent’anni fa col Barcobestia aveva lanciato la moda dei ristoranti di pesce a basso costo. Ed il successo fu immediato

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di CORRADO BENZIO

«Il ristorante non ha ancora ingranato. Ho bisogno di una mano».

Nicola Guidotti si era presentato un mese fa in redazione. Lo conosciamo tutti, modi esuberanti, molto viareggini. La mano poteva essere un articolo, magari sulla diatriba, da lui lanciata, che la «Trabaccolara» non fosse una ricetta di San Benedetto del Tronto. Lo diceva da membro di una dinastia di pescatori arrivati ad inizio secolo dall’Adriatico in una città - Viareggio – dove non c’erano pescatori e il mare era un guadagno ma solo per chi lo solcava, dai comandanti ai mozzi.

Due le passioni di Nicola, il calcio e la cucina. Aveva giocato nel Viareggio, era stata una promessa. Certo la vita da calciatore non faceva per lui. E’ bello, ama (riamato) le donne. E ama anche gli stravizi.

Dopo il pallone, la cucina. Per chi non lo sa è nipote di Beppe Cesarali. Prima che gli chef diventassero delle star, il cuoco era un mestiere dignitoso, pochi emergevano. Cesarali era bravo, sapeva cucinare, aveva una clientela a lui affezionata. Erano le grandi cene del Viareggio club, quando i bianconeri navigano con dignità nella serie C di allora. Quandi la squadra era gestita dagli amici del bar Eden, da Venasco Bini a Giorgio Bonuccelli.

Nicola Guidotti diventa ristoratore. Parliamo di quasi vent’anni fa quando sfonda con il Barcobestia. Siamo in via Coppino. Lui è esuberante, attento al pubblico. Il locale ha un successo clamoroso. Stile pub negli arredi e cucina di pesce a prezzi contenuti. Se la materia prima non è eccezionale lui riesce a mascherarla con una certa sapienza. Il Barcobestia apre al momento giusto. La città declina, alcuni locali importanti chiudono. Ma nelle sere del fine settimana arrivano i rinforzi dalle province dell’entroterra; la gente, soprattutto quella del contado toscano, vuole comunque mangiare pesce. Ripetiamo, tanto mare, ma col conto leggero.

Ad un certo punto chiude in via Coppino e si lancia nella folle avventura del Mezzo marinaio. Posto brutto, una baracca a fianco del vecchio Palabarsacchi. Ma il successo è ugualmente clamoroso. Tanto da suscitare invidie. Arriva la Finanza, i Nas, l’Asl. Si sente un po’ perseguitato Nicola. Eppure le forze dell’ordine frequentano il locale, come tutti. Perchè alla fine Nicola è uno che piace, anche quando denuncia – come ha fatto recentemente – di dover ricorrere agli psicofarmaci, per tenersi un po’ su. A complicargli le cose c’è anche l’episodio dell’incendio, nel 2103. Che lo fiacca ulteriormente.

C’è un altro aspetto. La concorrenza in Darsena cresce. E di molto. Usando pesce così com’è si fanno menù a 30-35 euro: bar e locali mediocri sfondano e fanno numeri.

Il Mezzo Marinaro subisce anche un fallimento, prima di riaprire. A primavera di quest’anno Nicola Guidotti sorprende tutti. Riapre anche l’ex Barcobestia, oggi il Capitano. In menù ci sono i suoi classici. Come l’insalata di mare o gli spaghetti alla chitarra con gamberi e nocciole tritate. C’è il brodetto alla sanbenedettese. Non c’è la «Trabaccolara», come aveva promesso e «minacciato».

Non tutto fila liscio sul piano del successo. Ma ci vuole tempo, denaro, dedizione ad un locale che riapre, perdipiù in una f. ase così delicata dei consumi. E poi in Darsena i locali che fanno da mangiare sono ormai cento.

Nicola corre, corre. Come da sempre fa nella sua vita. Corre anche ieri, per andare dal fratello. Lo hanno visto passare dal Capitano, poi ha fatto una paio di angoli in motorino in senso contrario prima di arrivare al Palasport. Dove avviene l’epilogo. Bang, bang, tu spari a me. Ma non era una canzone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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