Il Tirreno

Versilia

Ricatto a una ballerina e attrice porno: a processo

Matteo Tuccini
Ballerina di lap dance in un locale (foto d'archivio)
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Ballerina di lap dance in un locale (foto d'archivio)

Viareggio: titolare del Gilda è accusato di essersi fatto consegnare 80.000 euro da una sua dipendente per non rivelare ai familiari di lei che aveva fatto dei film hard

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VIAREGGIO. Si sarebbe fatto consegnare 80.000 euro dietro la minaccia di rivelare ai familiari della vittima che cosa faceva per vivere. E cioè la ballerina in un night e l'attrice di film porno. Ma lei, alla fine, lo ha denunciato. E così questa brutta vicenda è sfociata in un processo. Che dovrebbe concludersi nell'udienza del 23 luglio prossimo in tribunale.

Alla sbarra, con l'accusa di estorsione, è finito Stefano Stecchini, 61 anni, fiorentino, all'epoca delle accuse titolare del locale Gilda di Follonica (Grosseto). La vittima è un'italiana di 35 anni, residente a Viareggio, che ha lavorato come ballerina nel night.

I fatti risalgono al 2010. La donna fa la spola tra la Versilia e la Maremma, dove lavora appunto come ballerina al Gilda. Il locale è uno dei più frequentati dagli amanti del genere, un vero e proprio capoluogo dell'eros in Toscana. Che fa da contraltare all'omonimo locale in Versilia e agli altri night club presenti in zona. A un certo punto, però, la situazione si guasta.

La donna - assistita nella vicenda dall'avvocato Emilio Soppelsa - si reca al commissariato di Viareggio. Lì racconta di minacce e di percosse. Dice che il suo titolare la picchia, e che si è fatto consegnare in più rate ben ottantamila euro, per non parlare con i familiari di lei. Che stanno lontani, e che non sanno della sua doppia vita. Non sanno, cioè, che lei lavora come ballerina in un night. E che è stata protagonista di alcuni film porno. «Se non paghi, dico tutto», è quanto Stecchini le avrebbe detto più volte.

Nel suo racconto, inoltre, la donna dice che le minacce - fatte sia a Follonica che a Viareggio - sarebbero state rafforzate da sinistri riferimenti a persone non meglio precisate, originarie della Campania e appartenenti a famiglie di tipo mafioso. Questi elementi - sostiene - la inducono a pagare una somma che peraltro è rilevante, perché ha paura che la conseguenza di un mancato pagamento, più che la vergogna, possano essere la violenza.

La situazione, però, si fa insostenibile. E così la donna va dalla polizia. Il commissariato indaga e informa la Procura di Grosseto, che dà il via all'inchiesta. E nel febbraio 2012 il giudice dell'udienza preliminare rinvia a giudizio Stecchini. Il processo si tiene di fronte al giudice Giovanni Puliatti, volto noto del tribunale maremmano perché è lo stesso magistrato che ha condotto il processo per il naufragio della Costa Concordia. Nel corso del dibattimento vengono sentiti vari testimoni, con i legali dell'imputato che anche nell'udienza del 4 giugno hanno negato ogni responsabilità del loro assistito. Il 23 luglio si torna in aula per la possibile sentenza.

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