Il Tirreno

Versilia

«Non esiste una corrosione tollerabile»

L’ingegnere ricorda l’allarme lanciato nel 2007 dopo i ripetuti deragliamenti in tutta Europa

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VIAREGGIO. «Non esistono crateri di corrosione tollerabili». È con queste parole, in risposta ad una domanda dell’avvocato di parte civile Tiziano Nicoletti, che Fabrizio D’Errico, ingegnere del Politecnico di Milano toglie ogni dubbio in merito alla “partita” manutenzioni dell’assile che si è fratturato causando il deragliamento del treno carico di Gpl a VIareggio.

L’assile, invece, era corroso e da sei anni a questa parte lo sanno anche i sassi. Ma - ha ricordato D’Errico ieri nell’aula dove il processo di svolge dal 13 novembre 2013 - «la situazione in Europa era ben conosciuta già dal 2007». Quando l’Eba - Agenzia federale per le ferrovie tedesche - emanò un’ordinanza rimasta lettera morta. Al 16 maggio 2007 Eba era a conoscenza di sette casi di deragliamenti di treni merci in Germania, Olanda, Austria e Svizzera, tutti riconducibili al cedimento degli assili delle sale montate. Eba scrive: «Si continua a rilevare la presenza di sale montate i cui assili e raccordi compositi presentano ammaccature o crateri di corrosione. Questi ultimi occupano spesso ampie zone dello strato superficiale dell'assile che non di rado sono state ricoperte con vernice colorata».

L’allarme e la strage: prima dell’Eba avevano parlato - e scritto - gli organismi investigati dei Paesi europei dove gli svii continuavano a ripetersi. Ha raccolto la documentazione, foto comprese, l’avvocato Maurizio Dalla Casa che assiste l’associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio. Nel rapporto sul deragliamento del 26 luglio 2006 a Brig (Svizzera) si legge: «L'asse è stato protetto, contro il parere delle ferrovie tedesche che prevedono un solo strato di vernice anticorrosione, con un secondo strato. Molto probabilmente apposto senza aver correttamente pulito le precedenti tracce di corrosione sul primo strato». È necessario - questa la conclusione - «effettuare regolari controlli visivi sugli assi e, alla verifica di una mancanza, prendere immediatamente i necessari provvedimenti».

Il 17 agosto 2006 sviano gli ultimi 4 carri di un treno merci a Mühlehorn (Svizzera). A occhio nudo - si legge nel rapporto dell’organismo investigativo - «si potevano notare i tipici segni lasciati da una frattura da affaticamento». La conclusione è che «altre assi dello stesso tipo sono immediatamente da controllare». Il 27 gennaio 2005 lo svio era stato a Thun (Svizzera): « In Germania come in Svizzera - scrive l’organismo investigativo - si sono riscontrati negli ultimi tempi incidenti causati dalla rottura degli assi». (d.f.)

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