Quasi settant’anni senza mai una donna sindaco
di MICHELE MORABITO Sono passati quasi 70 anni dal marzo 1946 quando si tornò a votare dopo il fascismo e i sindaci del Cln e da allora è successo un po’ di tutto, clamorosi ritorni, sindaci durati...
di MICHELE MORABITO
Sono passati quasi 70 anni dal marzo 1946 quando si tornò a votare dopo il fascismo e i sindaci del Cln e da allora è successo un po’ di tutto, clamorosi ritorni, sindaci durati in carica un solo giorno o neppure entrati in carica, ballottaggi ribaltati. Il Comune di Pietrasanta non ha ancora avuto una donna alla guida della città: le candidate a sindaco sono state due, . Egizia Viti nel 1993 (poi vicesindaco nel 1998) che raccolse 1.751 voti sostenuta da Rifondazione comunista, Verdi e La Rete, e Maria Giulia Biagi nel 1997 per la lista “La Versilia della Versilia” che si fermò a 475 preferenze al primo turno in cui Manrico Nicolai si confermò sindaco con oltre il 53% dei voti. Domenico Lombardi è il primo sindaco uscente che, con la nuova legge dell’elezione diretta, non si è ricandidato: lo avevano fatto prima di lui nel 1997 Nicolai appunto e Mallegni nel 2005, entrambi vittoriosi senza bisogno di ballottaggi.
Quest’ultimo dopo i due mandati consecutivi previsti dalla legge, si ripresenta dopo un turno di riposo. Quello di Mallegni non sarebbe il primo ritorno dopo una pausa. Quello con la pausa più lunga tra i propri mandati resta Giovan Battista Cancogni, avvocato, antifascista, ultimo sindaco prima del ventennio fascista, e secondo sindaco, dopo la Liberazione del 19 settembre 1944. Fu nominato sindaco il 26 settembre e lo restò sino al giugno 1945 dopo il brevissimo mandato di Luigi Salvatori che per le cagionevoli condizioni di salute aveva già rinunciato. Della nomina di Salvatori a sindaco parla in un articolo su Pietrasanta Informa del 1985 lo storico segretario comunale Olinto Cervietti e ne resta una traccia in resoconto degli Alleati all’ingresso in città.
Altri ritorni, ma sempre tormentati, furono quelli di Amos Tomagnini e Augusto Sarti. Il primo aveva governato sostenuto dal Fronte Popolare dal 1946 al 1951, poi era passato al Psdi alla guida di una coalizione che si era composta nel consiglio comunale con Pci, Psi, Psdi, Dc e Pri, ovvero col sostegno di 29 dei 30 consiglieri eletti con l'opposizione del solo Antonio Marchi, padre del futuro vicesindaco Marco, per l’Msi. Poi la coalizione aveva escluso Dc e Pri: il Pri era poi tornato a sostenere Tomagnini e il Pci per evitare il ritorno in maggioranza della Dc aveva garantito l’appoggio esterno. Pochi mesi ancora e Dc, Psi, Psdi e Pri dettero vita nel 1962 al primo governo di quello che si chiamava centrosinistra. Sindaco divenne Augusto Sarti, che si confermò anche dopo le elezioni del novembre 1964 che portarono a una legislatura che durò pochissimo, prima del voto del novembre 1965 da cui non uscì alcuna maggioranza e un sindaco, Bruno Antonucci, già primo cittadino di Stazzema e persona di vasta cultura, che fu eletto per anzianità nel febbraio 1966: ma formalmente non accettò mai l’incarico.
Al suo successore Filippo Eugene Luchi, marito della consigliera Dc prima e Forza Italia poi, Paola Brizzolari, spettano due record: il primo quello di essere stato eletto due volte nel corso di un mese: per la prima volta il 5 agosto 1967 con l’astensione decisiva dell’Msi del solito Antonio Marchi, ma Luchi, su sollecitazione del Psi, a questo punto scioglieva la riserva, rinunciando alla elezione dopo un quarto d’ora di sospensione della seduta. Il 22 agosto 1967 divenne sindaco con una maggioranza compiuta e resta il più giovane sindaco della storia di Pietrasanta con i suoi 29 anni e 8 mesi.
Dal 1970 fu sindaco Rolando Cecchi Pandolfini, un sindaco che ha fatto la storia della città: nel novembre 1970 il Psi lasciò la maggioranza con la Dc e iniziò la stagione delle Giunte di sinistra che lasceranno il segno della città per 30 anni. Cecchi Pandolfini resterà il sindaco più longevo, dal 30 novembre 1970 al 16 novembre 1985, una parabola amministrativa che rivoluzionò la città. Cecchi Pandolfini concluse la sua Ballata d’Autunno, come l’ha definita il giornalista Giuliano Rebechi, nel novembre 1989 con la sua morte. Alla figura di Cecchi sono legati tanti passaggi chiave della storia cittadina la biblioteca, l’acquisizione della Versiliana, della Rocca di Sala, la metanizzazione del territorio, gli acquedotti in tutte le frazioni. Moreno Giovannini sarà un intelligente traghettatore e trasformatore della città fino al 1992, in linea con quel processo di modernizzazione a cui le giunte guidate da Cecchi avevano dato l’avvio. Sotto la sua amministrazione si compieranno la pedonalizzazione della Piazza del Duomo, la realizzazione del terminal bus, il sottopasso di via Marconi.
Si giunge all’era della elezione diretta del Sindaco dopo un intermezzo di pochi mesi del sindaco Sirio Macchiarini eletto con una maggioranza Pds, Psi e un indipendente della Dc, Macchiarini appunto. Pietrasanta sperimentò in anteprima nazionale la nuova legge elettorale di elezione diretta del sindaco. Si andò al ballottaggio tra Manrico Nicolai sostenuto da Pds e Pri ed Enrico Marchi della Dc e Pli che tra il primo e secondo turno concluse un accordo con l’Unione Versiliese di Enrico Botti. Il ballottaggio fu uno scontro voto a voto e a poche sezioni dalla fine i sostenitori di Marchi erano già in piazza a festeggiare prima del clamoroso risultato degli ultimi scrutini che sancirono la vittoria del candidato Pds con 7.097. Nicolai ottenne 2.400 suffragi extra tra il primo e secondo turno, contro i 1.700 del suo avversario. Si tornò al ballottaggio ancora nel 2000 ma Mallegni che al primo turno aveva sfiorato la vittoria con il 49,58% dei voti, non ebbe problemi a superare Francis Dinelli, ottenendo oltre il 58% dei suffragi.
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