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In crisi gli storici campioni delle preferenze in città
La rivoluzione alle urne si vede anche dal drastico calo di consensi dei confronti di candidati considerati forti sia a destra che a sinistra
VIAREGGIO. Consenso, quell’inaffidabile. Ora viene ora va, come il vento.
Soprattutto in una città dove in sette anni gli elettori sono stati chiamati alle urne per eleggere sindaco e consiglieri comunali per ben tre volte: 2008, 2013 e 2015.
Sette anni nel corso dei quali è cambiato l'universo di riferimento dell’elettorato - dall’esplosione allo sgonfiamento del fenomeno grillini al più recente successo della Lega di Salvini senza dimenticare il fenomeno Renzi e le difficoltà di Berlusconi - ma soprattutto è crollato il castello, evidentemente di carte, del sistema Viareggio non a caso oggi al dissesto.
Come se la sono cavata in tutto questo i candidati che erano tra i protagonisti delle amministrative sette anni fa e lo sono ancora oggi? Per lo più non tanto bene. Anzi. C’è chi ne è uscito a pezzi, in termini di perdita di consenso, dimostrando con questo che in effetti è finita un’epoca e che quella mezza città che è andata a votare (l’affluenza, pure in leggero aumento, è comunque stata bassa) vuole in gran parte un cambiamento.
Non è un caso che i flop di consenso più significativi riguardino perlopiù personaggi “storici” della politica locale. Per quanto non manchino esempi di giovani finiti nel calderone della crisi dei partiti e del voto di protesta. Nel primo caso si tratta di persone che hanno ricoperto incarichi - dentro i partiti e nella pubblica amministrazione - di primo piano. Questa loro esperienza non è stata particolarmente premiata dagli elettori. È il caso, ad esempio, di Athos Pastechi, incontrastato leader del centrodestra a Torre del Lago dove per anni è stato presidente di circoscrizione, assessore della giunta Lunardini e fino a qualche mese fa consigliere di opposizione con la giunta Betti in sette anni dimezza il proprio consenso: dalle 366 preferenze incassate nel 2008 quest'anno si ferma a 157. Comunque un risultato notevole nel quadro generale delle amministrative ma, per il candidato, resta un meno 57,1% indubbiamente legato anche alla crisi di consenso del partito che rappresenta: Forza Italia. Considerazione analoga a quella che si può fare per un altro suo collega di partito, Aldo Paoli, che nel 2008 aveva ottenuto 107 preferenze, passate nel 2013, nonostante la sconfitta di Forza Italia alle urne, a 277, scese però dopo solo due anni a 189: meno 31,8% facendo riferimento solo alle ultime due tornate elettorali. Anche l’ex assessore della giunta Lunardini, Mario Ratti, è in calo di consensi: nel 2008 ottenne 147 preferenze, quest’anno scese a 53 (meno 63,9%). In casa centrosinistra ci sono esempi analoghi. Come Isaeliana Lazzerini: nel 2008 candidata per la lista Sinistra Arcobaleno ottiene 110 preferenze che nel 2013 diventano 188. A lei il sindaco Betti affiderà nella parte finale del suo breve mandato un assessorato impegnativo come il sociale che però non vale una crescita di consensi: domenica hanno votato per l'ex assessore 83 persone: meno 55,8% in due anni. Anche Emiliano Favilla, ex assessore provinciale, portabandiera della battaglia versiliese contro le aste per gli stabilimenti balneari, candidato a sostegno di Betti nel 2013 e di nuovo in lista con al Fedreazione della sinistra per Poletti, le cose non sono andate bene: è passato da 102 a 30 preferenze (meno 70,5%). Performance non brillante anche per un altro ex assessore della giunta Betti, Lorenzo Bertoli: già candidato con il Pd nel 2008 prese 203 voti, nel 2013 passò a 230. Quest’anno si deve accontentare di 100 preferenze (meno 56,5% in due anni). Ancora in casa Pd anche i candidati più giovani soffrono, anche se in maniera più contenuta. Come Elisa Montaresi, ex segretaria del partito in città, che nel 2013 prese 262 voti, quest’anno 211 (meno 19,5%). Cosa che vale anche a destra: il giovane di Forza Italia Rodolfo Salemi scende in due anni da 222 a 199 preferenze (meno 10,4%). Non sempre, poi, ha fatto bene il “cambio di casacca”: Sandra Mei, candidata Pd nel 2013 prendeva 221 voti, nel 2015 con la lista Del Ghingaro solo 139 (meno 37,1%).
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