Il Tirreno

Versilia

VERSO IL BALLOTTAGGIO »I NODI POLITICI

di Donatella Francesconi

VIAREGGIO. Voci di dentro, da via Regia, e la commedia di De Filippo si adatta a pennello al caso: «Avete sospettato l'uno dell'altro ... Io vi ho accusati e voi non vi siete ribellati, lo avete...

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VIAREGGIO. Voci di dentro, da via Regia, e la commedia di De Filippo si adatta a pennello al caso: «Avete sospettato l'uno dell'altro ... Io vi ho accusati e voi non vi siete ribellati, lo avete ritenuto possibile. La stima, la stima! ... La fiducia scambievole ... senza la quale si può arrivare al delitto...». In casa del Partito democratico il cadavere del sogno teatrale oggi rischia di esserci davvero nel quadro definito dalle urne: un pezzo di Pd con Luca Poletti ed un altro con Giorgio Del Ghingaro. Schierati l’uno contro l’altro al ballottaggio, il candidato ufficiale (Poletti) che sfiora il 20%, l’altro poco sopra il 30%. Per Poletti ci sono quindici giorni di marcia nel deserto a caccia del 10% da colmare più il resto da conquistare; a Del Ghingaro, invece, la fatica di capire se ha già “raschiato” tutto il barile o se ci sono nuovi territori di conquista.

Intorno al loro si è rimesso in moto, apertamente, quello scontro nel partito che era rimasto un po’ nascosto, nelle ultime settimane di campagna elettorale, per amor di voto. «Il Pd è uno solo. Si definisce del Pd una persona che ha la tessera e lo frequenta con una certa regolarità. Altrimenti si dice elettore che era del Pd ed ha cambiato idea»: Facebook è meglio della sezione e così sintetizza Daniela Nieri, candidata con Poletti, tecnico dell’università di Pisa. «Non mi piace la vecchia politica - è il pensiero espresso - e desidererei un'assunzione chiara di responsabilità da parte di tutti i cittadini. Che, invece, non si esprimono: lo dimostra l'alto tasso di astensionismo, salvo poi lamentarsi e fare le vittime».

Manuela Granaiola, senatrice del Pd che Daniela Nieri critica apertamente, la pensa molto diversamente: «Non posso fare a meno di dedicare una breve riflessione sullo stato di quello che considero a tutti gli effetti il mio partito, il Pd a Viareggio ed in Versilia. La sua gestione commissariale, le sue contraddizioni che hanno portato a rifiutare le primarie -strumento principe per la democrazia del confronto interno- hanno impedito la presentazione di un unico candidato vincente; hanno reso problematica la presenza di un autorevole versiliese in Regione (situazione che auspico possa essere rimediata) ed hanno creato la complessa situazione viareggina. Io credo che sia giunto il tempo per una seria, pacata ed approfondita riflessione». A cominciare, lo si legge tra le righe ma nemmeno tanto, da quella sulla figura e sull’operato di Giuseppe Dati che è commissario del partito a Viareggio per la gestione del dopo-Betti ma anche segretario della Federazione versiliese del Pd. A chiedere le dimissioni di Dati è anche Riccardo Biagi, assessore a Seravezza: «Dopo i risultati delle regionali Giuseppe Dati farebbe bene a dimettersi. Dovrebbe prendere l'esempio dal coordinatore di Forza Italia Parisi e rassegnare le sue dimissioni. E come lui dovrebbero farsi un bell'esame di coscienza molti dirigenti del partito». Dati - è l’accusa - «ha gestito questa partita prestandosi a logiche di partito che hanno penalizzando la Versilia che poteva contare su un candidato forte, Ettore Neri. C'è stato un fallimento di questo partito democratico che pure ha al suo interno tante persone e tanti giovani seri e concreti, risorse che dobbiamo valorizzare».

Già. Perché oltre a quello viareggino, c’è un altro nodo: quello di Neri che non entra in consiglio regionale a meno che Stefano Baccelli, presidente della Provincia, non si dica disponibile ad un assessorato regionale. Posto che, però, è già occupato da Marco Remaschi, già consigliere regionale, dato come prossimo assessore alla sanità. All’incrocio degli accordi Lucca-Firenze, la Versilia resta stritolata. E, almeno questo, non è colpa di Dati.

Il quale risponde colpo su colpo. «Leggo che diversi professionisti del potere, come la senatrice Granaiola e Fabrizio Manfredi, presidente del Parco e membro del Cda della Salt, o Fabrizio Miracolo, chiedono le mie dimissioni da commissario del Pd. Premetto - scrive Giuseppe Dati - che ho fatto politica da quando ho sedici anni e da allora non ho mai avuto un incarico retribuito. E che sono stato nominato commissario mio malgrado. Perciò non ho alcun attaccamento al ruolo e non vedo l'ora che termini. Il punto, però, non è la mia persona. Ma la politica di rinnovamento radicale che sto portando avanti, e che non ho intenzione di interrompere. Il futuro di Viareggio è forse Manfredi assessore alla edilizia? Miracolo assessore alla legalità? Gli uomini e le donne di Granaiola al porto? Io non sono d'accordo. Credo che la classe dirigente della città debba essere rinnovata con determinazione e pazienza, cercando persone all'altezza dei problemi che ci attendono. Luca Poletti è un punto di partenza connotato da integrità morale, capacità di ascolto e capacità di decisione. La soluzione non consiste nell'affidarsi ai poteri forti della città, ai professionisti del potere, oggi rappresentati dall'uomo "nuovo" di Capannori, ma nella costruzione di una classe dirigente non compromessa, fatta di persone perbene e capaci, instaurando rapporti politici non conflittuali e collaborativi con le altre forze rappresentate in consiglio comunale».

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