Il bisogno del cambiamento nella città al dissesto
Le urne raccontano una città che ha dato un segnale chiaro: la volontà di cambiare rotta dopo due anni contrassegnati dalla voragine dei conti pubblici e da una politica litigiosa e inconcludente
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VIAREGGIO. Ci voleva qualcosa di davvero nuovo per convincere i cittadini di un comune al dissesto a tornare alle urne dopo due anni contrassegnati dalla voragine dei conti pubblici e da una politica litigiosa e inconcludente. Il voto di domenica è chiaro e per certi versi clamoroso: la voglia di cambiare è stata intercettata innanzitutto da Giorgio Del Ghingaro, il candidato outsider di queste consultazioni. L’ex sindaco di Capannori, sostenuto da cinque liste civiche e nessun partito, ha ottenuto un risultato nettamente superiore a quello di tutti gli avversari, a cominciare da Luca Poletti, il candidato ufficiale del Pd, distaccato di oltre dieci punti. Massimiliano Baldini, il candidato del centrodestra, ha sfiorato il ballottaggio grazie al vento della Lega Nord che qui, tra Massarosa e Torre del Lago, ha soffiato impetuoso.
Per il Pd è un terremoto. Al Partito democratico sono iscritti entrambi i contendenti che vanno al ballottaggio ma non è una vittoria: è il suo contrario. Non solo perché il candidato su cui il Pd ha puntato ha attirato una quota di consensi notevolmente inferiore al concorrente. È la dimostrazione di una divisione profonda nel partito viareggino e dell’incapacità della sua dirigenza di esprimere una scelta unitaria: un deficit di politica che in una città in crisi - e commissariata due volte in pochi anni - ha già fatto fin troppi danni.
Dei novemila elettori del Pd viareggino meno della metà ha votato per Poletti. Il resto ha scelto Del Ghingaro. Un ceffone che non può non lasciare il segno.
Va detto che anche tutti gli altri partiti - tranne la Lega - hanno perso. Forza Italia, malgrado un generoso Alessandro Santini lasciato sostanzialmente solo, ha nulla da festeggiare. Così come la sinistra che non è riuscita a unirsi neppure attorno a una figura come Filippo Antonini mentre il Movimento Cinque Stelle resta lontano dai risultati ottenuti alle politiche di due anni fa e alle europee dell'anno scorso.
Si andrà al ballottaggio e tutto può succedere, proprio per come è spaccato il Pd e per il fatto che i partiti - o quel che resta di loro - non sembrano più in grado di interpretare un ruolo di raccordo e orientamento. Vedremo.
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C'è un ultimo dato da sottolineare: l’affluenza alle urne. Viareggio è l'unico comune in controtendenza rispetto alle precedenti consultazioni. È andato a votare solo poco più della metà degli aventi diritto ma il dato finale - sia in percentuale che in valori assoluti - è maggiore di due anni fa. L'ulteriore crollo di elettori che si temeva alla vigilia non c’è stato, malgrado il dissesto e lo spettacolo penoso offerto dalla politica locale dopo le amministrative del 2013. È un buon segno, forse il principale che ci rimanda il voto di domenica: un segno di speranza. Significa che la maggior parte dei cittadini ha capito che se si rinuncia alla partecipazione democratica le cose non possono che peggiorare
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