Testamento falso, tutti assolti gli imputati
Il Tribunale ha sentenziato: "Il fatto non sussiste". Inattendibile la perizia calligrafica su cui si basavano le accuse
VIAREGGIO. Assolti perché il fatto non sussiste. Il procedimento penale che vedeva indagati Pierluigi Chiappetta, 73 anni, nato e residente a Carrara e i due testimoni firmatari dell'atto pubblico redatto il 13 gennaio di 10 anni fa (Alberto Manfredi, 73 anni, di Viareggio e Gianna Baratta di 37 residente a Forte dei Marmi) accusati in concorso di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici in relazione a al testamento di Bernardina Fornaciari, 95 anni, l'anziana zia di Chiappetta, dopo anni d'indagine, richieste d'archiviazione e nuovi approfondimenti, si è definitivamente concluso con la totale estraneità degli indagati sancita dalla decisione in camera di consiglio del giudice dell'udienza preliminare Marcella Spada Ricci.
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Stando alla procura - l'inchiesta inizialmente era stata affidata al sostituto Sergio Garofalo che chiese l'archiviazione e poi è finita sul tavolo del sostituto procuratore Elena Leone che, in base a nuovi elementi probatori emersi nel corso della parallela causa civile ancora in corso di fronte al giudice Antonella Frizilio, ha chiesto il rinvio a giudizio - il nipote della de cuius e beneficiario del testamento, assieme ai due testimoni, aveva attestato falsamente l'autenticità della sottoscrizione della scheda testamentaria di Bernardina Fornaciari alla presenza del notaio Francesco Rizzo.
Ma, sulla base degli elementi presentati dall'avvocato Valeria Palmegiani, legale di Chiappetta, è emerso che quella firma era autentica. Il gup ha ritenuto inattendibili le consulenze agli atti del pubblico ministero Elena Leone (in udienza a rappresentare l'accusa il sostituto Sara Polino).
In virtù dell'assoluzione il legale del principale imputato si riserva di agire nei confronti dei consulenti grafologi Carabba, Crotti, Biagi e Brondi per responsabilità professionale avendo i medesimi accettato di redigere una consulenza utilizzando scritture comparative non coeve al testamento e dunque insufficienti.
«Chi accusa il mio assistito di aver formato un falso testamento in concorso con il notaio Rizzo (deceduto e quindi mai indagato), vale a dire la signora Eleonora Vita, è persona imputata nel processo per calunnia con udienza preliminare fissata innanzi al gup di La Spezia il 23 giugno 2015. Vorrei anche precisare che non esiste nel patrimonio successorio alcuna villa a Pietrasanta o abitazione in Versilia, la cifra lasciata in successione è inferiore ai 900mila euro e la signora Vita ha dato esecuzione a un legato incassando 150mila euro sulla base del testamento che lei stessa ha denunciato come falso».
Sollevata dalla decisione del gup anche l'avvocato Gianna Baratta: «Nonostante la preoccupazione e il disagio personale e professionale determinato dall'essere parte di un assurdo procedimento penale e, ancora prima, vittima di una pretestuosa denuncia, mi ha sempre accompagnato in questi mesi la certezza di aver svolto il mio ruolo nella vicenda di causa in modo limpido, interreggimo e professionale. Circostanze confermate pienamente dalla sentenza del gup che ha dichiarato l'insussistenza del fatto. Ringrazio l'avvocato Leonardo Tarabella, collega e amico, che mi ha difeso e appoggiato in questa vicenda».
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