Il Tirreno

Versilia

Potranno avere una casa dopo una lotta di tre anni

di Matteo Tuccini

Nel 2012 fanno domanda per l’alloggio popolare e lo vincono: tutto si blocca per un problema burocratico. «Ma finalmente a giugno avremo le chiavi»

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VIAREGGIO. Chiara, Serena e Tania ce l’hanno fatta. Tre anni dopo, è vero. Ma ce l’hanno fatta. Ce l’hanno fatta ad avere ragione di un sistema che non funziona. Un sistema che, a distanza di tre anni dal bando pubblico che assegnava alle loro famiglie tre alloggi popolari nel quartiere Terminetto, faceva finta che quel diritto conquistato con la legalità (e senza occupare né la casa né il Comune) non esistesse. Un diritto che è stato, però, riconosciuto come tale dal commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo. E che - dopo l’ok definitivo della Regione - è divenuto realtà. «A giugno ci consegneranno le chiavi - dicono le tre protagoniste di questa storia - Non c’è ancora una data, ma è fatta».

Chiara Puccinelli, Serena Ristuccio e Tania Petrucci parlano a nome di tre famiglie e undici persone totali. Una delle quali è in arrivo: per ora, infatti, è nella pancia di Chiara. «Nel 2012 - raccontano - abbiamo partecipato a un bando di Regione ed Erp (l’ente che si occupa dell’edilizia popolare, ndr) che aveva, tra le sue caratteristiche, quella di riservare alle giovani coppie una quota dei nuovi alloggi che sarebbero stati costruiti in via della Gronda al Terminetto». E che oggi, appunto, sorgono lì a due passi dall’ufficio postale. «I criteri del bando, oltre al nucleo familiare formato da poco - proseguono - erano l’età, che doveva essere inferiore ai 35 anni al momento della domanda, e il reddito, che doveva stare sotto i 38.000 euro annui».

Una volta ottenuto l’alloggio, con l’approvazione definitiva della graduatoria nel 2013, nascono i problemi. «Ci sono stati ritardi nel cantiere - dicono Chiara, Serena e Tania - che hanno fatto sì che i lavori durassero più a lungo del previsto». E anche quando le case vengono completate, l’avventura è tutt’altro che finita. «Sono emersi problemi burocratici sulla formulazione del bando. Pare che l’Ufficio casa ritenesse che fosse sbagliato. E in un primo momento sembrava che il Comune volesse annullare tutto».

Seguono mesi di sconcertante attesa, con situazioni più o meno complicate. Perché queste giovani donne e i loro mariti devono fare i conti con entrate familiari che non riescono a sostenere affitti da 700, 800 e 900 euro. Per non parlare di sistemazioni provvisorie nelle case dei genitori, sempre problematiche per tutta una serie di motivi. «Io, per esempio - dice Chiara - lavoro come mio marito, ma entrambi non percepiamo più di mille euro a testa. E tra l’affitto, il cibo, un figlio che c’è e un altro che ci sarà, si fa fatica ad arrivare alla fine del mese».

A gennaio, quando la situazione sembra a un punto morto, l’incontro col commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo. Che - come raccontano le tre donne - è stato decisivo per sbloccare la vicenda. «Ha chiesto un parere alla Regione per capire se il bando fosse o no da convalidare, e il parere è stato positivo. Questo ha fatto sì che nel giro di qualche mese, dopo l’ultima verifica sui nostri redditi, la pratica si sia sbloccata. A giugno, come detto, potremo prendere possesso delle abitazioni. Cosa insegna la nostra storia? Che bisogna battersi per quello che è giusto. Anche se sembra che ci siano cittadini di serie A e di serie B, con i primi a cui viene dato tutto e subito, e i secondi che devono impazzire per vedersi riconosciuto il loro».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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