Bambino rischia di morire a quattro anni: salvato
Vittima di un problema respiratorio cronico, va in arresto cardiaco dopo una crisi. Ma un intervento chirurgico d’urgenza sulla sua piccola trachea evita la tragedia
MASSA. Aveva smesso di battere, il suo cuoricino. Tutta colpa di quel problema respiratorio - che poi si è rivelato essere una malformazione della trachea - che lo aveva costretto nei suoi quattro anni di vita a sottoporsi a cure e controlli continui.
Stavolta, però, la crisi sembrava poter essere fatale per il bambino. Che dopo un arresto cardiaco è stato strappato alla morte dal lavoro congiunto dei medici dell’ospedale Versilia e dell’Opa di Massa. Coordinati da due specialisti come Stefano Buzzigoli, direttore dell’Anestesia e rianimazione del Versilia, e il cardiochirurgo dell’Opa Bruno Murzi.
Il giovanissimo paziente viene ricoverato nella pediatria del Versilia l’11 aprile scorso. All’apparenza sembra vittima di una delle tante crisi asmatiche che lo costringono a prendere dei farmaci specifici. Dopo due giorni di ricovero, però, la situazione precipita: il piccolo per respirare ha bisogno della ventilazione meccanica. I rianimatori, a quel punto, decidono per la sedazione, intubazione, ventilazione artificiale e successivo trasporto del bimbo con eliambulanza nella Rianimazione del Meyer di Firenze.
«Purtroppo - afferma il dottor Buzzigoli - nonostante l’esperienza maturata nel tempo sia sugli adulti che sui bambini, anche ricorrendo alle tecniche abituali e straordinarie previste dalle linee guida internazionali per noi è impossibile intubare il bimbo. Riusciamo a fatica ad ossigenarlo, adoperando esclusivamente il va-vieni. Chiediamo aiuto ai rianimatori dell’Opa di Massa, prelevati da un’ambulanza della Croce Verde del Lido e giunti in tempi rapidissimi». Il problema non si risolve ed il bambino peggiora: compare un arresto cardiaco, si massaggia, si defibrilla, si adoperano farmaci estremi.
La soluzione unica per arrivare alla trachea è una tracheotomia in emergenza, o in alternativa adoperare una sorta di macchina da ossigenazione extracorporea disponibile solo all’Opa. Dopo un colloquio col cardiochirurgo Murzi si decide per la tracheotomia. Rapido briefing con i rianimatori dell’Opa: il cuore del bambino, per fortuna, ha ripreso a battere, l’ambulanza della Croce Verde è pronta ed in gran velocità raggiunge la terapia intensiva pediatrica a Massa. Dove tutto è pronto e dove finalmente si può procedere.
Il problema del bambino è che è affetto da un restringimento congenito della trachea, una sorta di “laccio” che lo strozza. Il dottor Murzi posiziona un tubo molto piccolo che comunque risolve in urgenza il problema. Viene programmato un intervento di plastica tracheale. E qui si gioca il destino del paziente. Il bambino viene operato adoperando tra l'altro una tecnica “ibrida”, nuovissima, che prevede anche il prelievo ed impianto di una parte di cartilagine di una sua costola. Il bimbo ha un decorso ottimo e dopo una breve permanenza in terapia intensiva, viene trasferito in reparto ordinario. Ed infine il 18 maggio è dimesso con totale recupero. E con una trachea (e una vita) nuova.
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