Il Tirreno

Versilia

Scatta la protesta di medici e pediatri, chiusi gli ambulatori

di Matteo Tuccini
Un pediatra al lavoro
◗
Un pediatra al lavoro

Rischiano di essere assorbiti dall’Asl, ma loro non vogliono perdere i pazienti. Martedì lo stop, garantite le urgenze

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Martedì 19 gli ambulatori dei medici di famiglia della Versilia saranno chiusi. Più di un centinaio di professionisti, tra medici e pediatri, aderiranno infatti allo sciopero nazionale indetto dalla categoria contro il progetto di riforma sanitaria delle Regioni. E che prevede, sostanzialmente, l’abolizione della figura del medico di famiglia.

Lo sciopero sarà di un giorno e vedrà comunque garantite le urgenze domiciliari.

«Se il progetto delle Regioni andrà in porto - spiega Mauro Pardini del sindacato Fimmg - il medico di famiglia non sarà più un libero professionista convenzionato con l’Asl, bensì verrà assorbito dalla stessa azienda sanitaria. Diventandone formalmente un dipendente». Questo avrà conseguenze immediate sull’aspetto chiave del suo lavoro: non avrà più i suoi pazienti di riferimento. Dovrà lavorare, infatti, in un ambulatorio - quelle che oggi sono definite le Case della salute, come ad esempio l’ex Tabarracci di Viareggio o la Croce bianca di Querceta - in cui a turno con altri professionisti visiterà i pazienti che si presenteranno. E non soltanto i suoi, come avviene oggi.

«In questo modo - prosegue il dottor Pardini - viene a mancare un rapporto fiduciario tra medico e paziente che si è costruito nel tempo, così come viene a mancare la possibilità di scelta dell’utente stesso. Fa strano pensare che non si potrà più dire “Il mio dottore”, come si è detto per anni».

Da non sottovalutare, però, l’aspetto economico: oggi il medico di famiglia percepisce dal sistema sanitario regionale 3,5 euro lordi al mese (circa 2,5 netti) a paziente, e il numero di pazienti varia da professionista a professionista: chi ne ha di più guadagna di più. Una volta assorbiti nell’Asl, invece, i professionisti percepiranno tutti il medesimo stipendio.

Il problema, ovviamente, riguarda anche i pediatri. Che hanno inviato una lettera alle famiglie in cui spiegano le ragioni della protesta.

«L’aspetto essenziale - spiega Stefano Castelli del sindacato Fimp - è il mantenimento del rapporto di fiducia. Se viene meno questo principio, ci sarà un progetto di pediatria territoriale con pediatri equivalenti che si ruotano dodici ore al giorno, sette giorni su sette. Inoltre - prosegue Castelli - ci deve essere un piano nazionale e non regionale della pediatria di famiglia. Occorre, infatti, che sia definito un progetto nazionale di riorganizzazione della pediatria, lasciando poco spazio alle Regioni. In modo che l'assistenza al bambino sia uguale da Bolzano a Palermo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web