Viareggio celebra il genio della commedia all’italiana
Mario Monicelli era nato a Roma ma crebbe tra il liceo e i caffè della Passeggiata coltivando lo spirito libertario, l’amore per il cinema e l’arte della sfrontatezza
di ADOLFO LIPPI
Ha sempre moltissimo tenuto l’esser nato a Viareggio, Mario Monicelli,il gran maestro della commedia all’italiana. Invece era nato a Roma nel 1915. Par giusto allora che Viareggio celebri il centenario della nascita di questo "figlio diletto" al quale anni fa dettero, lui ancora vivente, la cittadinanza onoraria.
La celebrazione, organizzata dagli studiosi di "Premo cinema", Michele Galardini e Umberto Guidi, si svolge in più tempi. Ieri all’Hotel Palace di Maria Cristina Marcucci (erede di Leo Piero, sposa di Andrea Furrer , figlio del mitico imprenditore del marmo e pittore Franz) è stata presentata alla stampa la filosofia che sostiene l’evento Monicelli. Poi il 28 maggio al cinema teatro Eden a Viareggio verrà organizzata una serata d'onore con la proiezione del film “Romanzo popolare” alla presenza dei familiari del regista.
La serata sarà preceduta dalla collocazione di una lapide commemorativa al cinema Centrale di Fabrizio Larini e da una tavola rotonda sul tema “Mario Monicelli e l'universo femminile” alla quale parteciperanno la moglie del maestro Antonella, Felice Laudadio (che fu tra i fondatori di EuropaCinema), il critico cinematografico Steve Della Casa. Condurrà Umberto Guidi.
Ed è di Guidi, giornalista e critico, l'individuazione della filosofia del centenario basata su due punti avvincenti: la viaregginità di Monicelli e i suoi rapporti con la donna, rapporti strani,tant’è che un critico avveduto ceme Goffredo Fofi potè parlare di misoginia.
Per ciò che riguarda la viaregginità egli manifestò spesso l'amore per la città che l’aveva ospitato bimbetto (alla scuola del liceo in via 4 Novembre), dove alla fine volle che le sue ceneri fossero disperse in mare. Mario era figlio di Tommaso, giornalista e critico d'arte, di provenienza mantovana (era apparentato coi Mondadori). Tommaso era anche stato direttore a Il Resto del Carlino di Bologna: poi però per beghe col regime fascista era stato estromesso. E la famiglia Monicelli capitò verso la fine degli anni '30 a Viareggio dove Mario compì i suoi studi. Con diverse puntate a Roma dove il padre si barcamenava.
Il liceo viareggino era allora frequentato da spiriti libertari, da insegnanti colti e antifascisti (il prof. Del Freo), da ragazzi (vedi Manfredo Bertini, poi eroe e medaglia d'oro della Resistenza), che, per la stessa presenza degli studi cinematografici della vicina Tirrenia, smaniavano per i film e sia Bertini sia Mario Maffei (poi affermato aiutoregista) sapevan bene come gravitassero sulla Passeggiata a mare i Forzano (sceneggiatori e altri prestigiosi del cinema fascista), gli Zacconi (Ermete, il più importante attore del teatro drammatico italiano aveva casa in piazza D'Azeglio).
Vi era, dunque, tutto un mileu di appassionati e di famiglie impegnate nella produzione. Dice ben oggi Vincenzo Placido (della Fondazione Banca del Monte di Lucca): «Viareggio non deve farsi portar via questa gloriosa tradizione». Fu una tradizione di avrebbe recato brillanti risultati, dopo. Così Monicelli che già scriveva di cinema come critico in erba, tentò un suo primo film "Pioggia d'estate" (contributo di Zacconi , interprete, tra gli altri, la giovane Franca Taylor). Il film, girato a Viareggio, non fu mai finito, non entrò in circuito. Si era nel 1937. Monicelli lo firmò con uno pseudonimo, Michele Badiek. Poi venne la guerra, Monicelli divenne sceneggiatore e dovette attendere il 1949 per firmare la sua prima opera "Al diavolo la celebrità" (coregista con Stefano Vanzina detto Steno).
C'è da dire che Monicelii fu uno straordinario artigiano. Non si professò mai maestro. Entrò nel cinema dalla porta di servizio, scrisse testi servili anche per Totò. Lavorò con Fabrizi e Totò in "Guardie e ladri". Portò poi fuori, con "I soliti ignoti", i capovori che aveva dentro e che non sarebbero mai potuti nascere se Monicelli non avesse avuto oltre al genio il mestiere e col mestiere l'arguzia, la sfrontatezza assimilata stando seduto, osservatore acutissimo, ai caffè viareggini quali il Casablanca e l'Eden. Amico di personaggi quali il “conte” Brunetto Benedetti, Alpinolo, Walter Bertini, Giancarlo Fusco, che poi rivedremo ritratti con esemplari cammei in “Amici miei” e “Arrivano i colonnelli”.
Perché misogino Monicelli? Egli, che pur da vecchio dedicò film magistrali al femminismo (divenuto una vera rivoluzione sociale), apparteneva a una generazione di intellettuali toscani (Tobino, Mario Marcucci, Cesare Garboli) che amavano tantissimo le donne ma quando andavano al ristorante (da Bombetta) le tenevano appartate in altro tavolo. Le percepivano diverse; e tutti i principali attori dei film monicelliani (da Sordi a Gassman a Noiret a Manfredi) professeranno queste tendenze: amanti sì, ma compagni alla pari mai.
Nel dnadi Mario Monicelli vi era poi un’altra forte componente: la politica. Anarchico e dicendosi comunista in realtà Mario voleva rendere omaggio alla faziosità dei toscani, al loro essere contro, al loro professarsi antiretorici e anticonformisti. Film come “La grande guerra”, "I compagni" anche “L'Armata Brancaleone", provengono dalle idee professate nel liceo viareggino fucina di antifascisti e partigiani.
Però in lui vi fu sempre il senso dello scherzo e della schermaglia. Così nel 2005 al Centro Congressi quando lo festeggiarono per i suoi novant'anni ecco che gli fecero incontrare una falsa amante (interpretata dall’attrice Luisa Borsini) e un falso figlio quarantenne. Gli dissero «maestro, lei 40 anni fa mise incinta questa donna e questo è il frutto suo». Monicelli (anche per le tante passate esperienze) ci credette anche, restò basito. Quando gli spiegarono ch’era tutta burla lui commentò l'episodio come “monicellata” e ci rise tantissimo. Questo e altri aneddoti sono patrimonio di memoria di Giulio Marlia (anni fa vi scrisse un libro) e Umberto Guidi sono sono i più autorevoli storici di un cinema che da Viareggio ha saputo lanciare Sandra Milo, Stefania Sandrelli, Renato Salvatori, Renzo Rinaldi. Scusate se è poco.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
