Italia
Contestato dalle famiglie vittime della strage
Il governatore sotto accusa per la mancata testimonianza al processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009
VIAREGGIO. «Il tempo di parlare era ieri...in Tribunale». Daniela Rombi, presidente dell’associazione dei familiari di chi ha perso la vita nel disastro ferroviario del 29 giugno 2009 (trentadue morti) risponde così alla richiesta di Enrico Rossi, presidente della Regione uscente in corsa per la riconferma, che invia un portavoce ad offrire un incontro in una saletta dell’ospedale Versilia dove è previsto un faccia a faccia con gli operatori della sanità. La tensione è alta, all’ingresso della struttura spicca lo striscione “Grazie, Rossi, per la tua testimonianza. Vergognati!”. Il caso è quello dell’assenza del presidente all’udienza di mercoledì per il processo al disastro ferroviario. Rossi era chiamato a testimoniare dalla Regione che presiede, costituita parte civile. La sua presenza era stata fissata nell’udienza del sei maggio: «Rossi il 13 maggio?», chiede l’avvocato della Regione al presidente del Collegio, Boragine. «Sì, il 13», risponde il giudice. «Fantastico...», è la voce del legale della Regione a pagina 195 del verbale di udienza. Ma mercoledì Rossi non c’era, non c’era la sua citazione e neppure la giustificazione dell’assenza. Il presidente del Collegio, con un’ordinanza che dà un senso alla scritta “la legge è uguale per tutti”, ha revocato l’ammissione della testimonianza contro il parere dell’avvocato inviato in aula dallo studio Bevacqua.
La richiesta di incontro, ieri all’ospedale, arriva dopo che Rossi è già in assemblea con il personale. Non dall’ingresso principale dove era stato organizzato un presidio di protesta. A quel punto Daniela Rombi e altri familiari si trasferiscono all’interno, fino alla sala dell’assemblea. Dove viene disteso lo striscione. Che il presidente Rossi chiede di togliere: «Avete espresso la vostra protesta e tutti abbiamo diritto al rispetto». A quel punto Daniela Rombi si rivolge alla sala affollatissima: «Vi dà noia lo striscione?». Occhi e voci dicono “no” e la scritta resta al suo posto. «Non ho niente di cui vergognarmi - continua Rossi -. Andare a testimoniare dei danni subiti dalla Regione può farlo benissimo qualcun altro. E che dovevo essere a Roma lo si sapeva da venti giorni». Ma non lo sapeva l’avvocato della Regione e neppure il Tribunale che sottolinea nell’ordinanza l’assenza di giustificazione, è l’obiezione. Di fronte alla quale Rossi ammette «problemi di agenda non gestiti bene e me ne dispiace». L’ultimo scambio è ancora con Daniela Rombi: «Mi pare evidente che non mancano ragioni politiche alla vostra protesta...», cerca di chiudere Rossi. Ma la madre di Emanuela, 21 anni, bruciata viva e morta dopo quaranta giorni di agonia non regge più: «Ma quale politica?! Vorrei vedere voi se fossero morti i vostri figlioli!».
Donatella Francesconi
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