Meteo
Mea culpa dell'ex sindaco al processo per la strage di Viareggio
Lunardini di fronte ai giudici di Lucca: sbagliai ad accettare i soldi delle assicurazioni, avrei dovuto dimettermi
VIAREGGIO. «Avvocato, lei tocca una ferita ancora aperta per la quale ho già fatto ammenda...Niente può valere il dolore di quelle persone...»: è la voce di Luca Lunardini, sindaco di Viareggio nei mesi terribili del disastro ferroviario del giugno 2009, dal banco dei testimoni dritto al cuore di chi ascolta. Familiari delle trentadue vittime compresi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.11418974:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11418974:1652107997/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
La ferita che l’avvocato del Comune parte civile nel processo alla strage chiede di riaprire è quella del risarcimento che l’Ente pubblico ha accettato, riservandosi però la costituzione nel processo: 2.800.000 euro, finiti illegittimamente - così hanno poi certificato Corte dei Conti e Mef - a ripianare il bilancio 2011. Destinati, invece, alla ricostruzione del collegamento periferia-centro con un sottopasso che sostituisse la passerella sui binari andata distrutta tra le fiamme.
[[atex:gelocal:il-tirreno:infografica:1.9498370:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/infografica/2014/06/27/news/viareggio-la-strage-che-viene-da-lontano-il-racconto-multimediale-1.9498370]]
«Nei mesi successivi alla tragedia - testimonia l’ex sindaco rispondendo alle domande dell’avvocato Maffei - fu quantificato anche un danno strutturale per il quale arrivò una proposta di risarcimento. Io dissi un chiaro no. Poi mi sono stati portati una serie di pareri provenienti dagli uffici competenti, a farmi capire che fosse vincolante accettare (non ho un bagaglio culturale per pensare che non fossero corretti questi pareri), e alla fine ho accettato. Ma se potessi rimandare indietro le lancette dell'orologio darei retta al mio cuore e alla cortese messa in guardia che mi era stata fatta dall'avvocato Maffei sulle conseguenze che vi sarebbero state sul vissuto mio e su quello di coloro che della strage erano state vittime».
Gli uffici comunali stringono intorno all’ex sindaco un pressing perché si «giunga rapidamente - si legge nella lettera a Ferrovie e Gatx - «alla integrale soddisfazione del credito come vantato dal Comune di Viareggio, oltre al pagamento del spese legali». Oggi, a distanza di anni, Luca Lunardini - davanti ai giudici (il presidente Gerardo Boragine ed i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino), agli avvocati, ai familiari delle vittime che non mollano un minuto, ha detto la verità: «Se quell'atto formale, ancorché ineccepibile, fosse stato davvero vincolato, sarebbe stato meglio se avessi dato le dimissioni, lasciando al commissario prefettizio il compito di accettare». La voce è ferma. pur nell’emozione di usare parole che, in Italia, non appartengono alla politica: «Non lo considero un atto fatto bene da parte mia. Ritengo che in questo modo, chi aveva sofferto, può aver vissuto quel fatto come un ulteriore dolore».
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.11418985:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11418985:1652107997/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Dolore del quale Lunardini - è impossibile non riconoscerglielo se si era in Municipio nei giorni della morte, della distruzione, dello strazio indicibile - è stato parte. Fino allo scontro con i familiari delle vittime, in pieno consiglio comunale, proprio sulla questione del risarcimento accettato. Così, nel corso della testimonianza in aula, l’ex sindaco ricorda il cuore della città in quei mesi: «Ventimila persone che sfilarono in silenzio alla camera ardente al Palasport. I trentamila dei funerali solenni allo stadio. L'attenzione che all'epoca ebbero i media e oggi dico che mi piacerebbe rivedere». Mentre invece, è l’avvocato Maffei a dire chiaro quello che non si ricorda mai, «questo è un processo che è stato ammantato di silenzi».
Un processo ad una tragedia da trentadue morti, feriti che ancora ricorrono alle cure mediche, distruzione nei mattoni e dentro le famiglie. Una tragedia - sono ancora le parole dell’ex sindaco - «sulla quale la città ha sempre ritenuto inaccettabile e irricevibile qualsiasi tipo di retorica politica. Io ebbi a dire allora "la politica stia lontana dai nostri morti". Credo che questo disastro abbia caratteristiche tali che la politica deve tenersi lontana».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

