Espropri per un miliardo in arrivo sulle spiagge
Dietrofront della Regione sulla legge che consentiva ai privati di tenersi centinaia di immobili costruiti fronte mare. Che ora potrebbero diventare beni pubblici
VIAREGGIO. Centinaia di immobili (appartamenti, bar, ristoranti, piscine e così via) costruiti sulle spiagge rischiano di essere confiscati ai privati e di finire in mano pubblica. È questo il grande incubo che sta agitando i sonni soprattutto dei balneari, di fatto proprietari della stragrande maggioranza delle strutture. Un incubo presente da anni, ma che dopo la retromarcia della Regione sulla cosiddetta legge dei 90 giorni si è fatto ancora più pressante. E che in Versilia potrebbe portare a un maxi-esproprio da un miliardo di euro (stima rivelata al Tirreno da fonti statali) solo di valore patrimoniale. Senza contare l’aumento dei canoni demaniali che ne deriverebbe.
Cosa è successo. Nel 2013 il consiglio regionale ha approvato una modifica al Codice del turismo che, di fatto, salvava dai cosiddetti “incameramenti” - cioè acquisizioni da parte dello Stato - tutte le strutture costruite sulle spiagge. Con questa norma, infatti, si considerano di facile rimozione, e quindi non acquisibili al patrimonio pubblico, i locali che possono essere rimossi nel giro di 90 giorni. In pratica, tutti. Questa norma è stata contestata dall’Agenzia del Demanio, che ha minacciato un esposto alla Corte dei Conti se non veniva ritirata. E pochi giorni fa la giunta regionale - su proposta dell’assessore Sara Nocentini - ha dato mandato alla propria dirigenza di istituire un tavolo tecnico (vedi box) che ridefinisca le regole su facile e difficile rimozione. Facendo, perciò, un passo indietro rispetto alla norma contestata.
Cosa potrebbe succedere. I balneari, e in generale i privati che possiedono queste strutture - parliamo delle mura, non dei terreni sottostanti che restano pubblici visto che si parla di spiaggia - temono che i tecnici possano definire di difficile rimozione tutte le strutture esistenti. E in base al Codice della navigazione dare il via a una superconfisca. Con conseguente aumento del canone della concessione demaniale dove sorge il bene. Da parte dei balneari, però, si contesta questa impostazione. Ricordando che già in passato ci sono stati pronunciamenti a favore dei privati a proposito del mantenimento della proprietà di queste strutture. In Versilia c’è stato anche un processo, che ha visto alla sbarra alcuni stabilimenti balneari di Lido e Marina. I cui titolari, che avevano definito facilmente rimovibili le loro strutture, sono stati assolti.
Le reazioni. Protesta la consigliera regionale Marina Staccioli (Fratelli d’Italia). «Con una legge regionale già esistente e approvata, non si capisce come mai la giunta abbia deciso di creare un tavolo di lavoro, peraltro senza gli operatori, per stabilire i criteri di classificazione della facile e difficile rimozione, e con una tempistica a dir poco sospetta. Verrebbe da pensare che la Regione abbia interesse ad incamerare i beni per guadagnare dalle concessioni».
@matteotuccini
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