Meteo
Omicidio Iacconi, la verità dei giudici
Il tribunale spiega il no al carcere per i maggiorenni: erano là, ma non è provato che abbiano partecipato al pestaggio
VIAREGGIO. Federico Bianchi e Alessio Fialdini erano in via Coppino, in quella notte maledetta. Ma non è provato che abbiano partecipato al pestaggio che ha ucciso a soli 34 anni Manuele Iacconi, meccanico di Piano di Mommio. Così i giudici del tribunale del Riesame di Firenze spiegano il no al carcere per i due maggiorenni - il primo ha vent’anni, il secondo diciannove - indagati per il delitto. Una decisione ufficializzata la scorsa settimana, dopo la richiesta di arresto fatta due mesi fa dalla Procura di Lucca. E di cui sono state rese note ieri le motivazioni. In un’ordinanza che racconta molto di quella sera del 31 ottobre 2014. Quando una lite apparentemente banale tra giovani si è trasformata in un omicidio. Con due minorenni finiti in carcere (uno di loro ora si trova in comunità in Umbria) perché ritenuti responsabili di aver massacrato a colpi di casco Iacconi e il suo amico Matteo Lasurdi.
La ricostruzione. I giudici del Riesame ripercorrono la ricostruzione della serata fatta dagli uomini del commissariato di Viareggio. Che è questa, per sommi capi. Un gruppo di amici, dopo aver partecipato a una festa di Halloween in Darsena, decide di spostarsi verso Lido di Camaiore. Nel tragitto una delle quattro auto del torpedone - quella con a bordo Iacconi, Matteo Lasurdi e altri due amici - resta staccata dalle altre. In via Coppino avviene l’alterco con due ragazzi: quando l’auto si ferma al semaforo rosso all’incrocio con via Oberdan, i giovani protagonisti della lite raggiungono l’auto di Iacconi e Lasurdi. I due scendono dal veicolo, la lite prosegue ma sembra rientrare. Però prima che riescano a salire di nuovo in macchina - si legge nell’ordinanza del Riesame - sopraggiungono altre persone. E lì scatta il pestaggio. Che uccide Iacconi e manda all’ospedale Lasurdi.
I dubbi degli inquirenti. I giudici ribadiscono la convinzione che i minorenni finiti in carcere hanno colpito con caschi da moto le due vittime dell’aggressione: il casco usato per colpire Iacconi era di proprietà di Bianchi, mentre quello usato dall’altro giovane per ferire Lasurdi apparteneva a lui stesso. Di Bianchi - che in questa vicenda è assistito dall’avvocato Maria Laura Bitonte - i giudici del Riesame confermano l’ipotesi già messa per scritto dal collega per le indagini preliminari del tribunale di Lucca: la versione fornita al commissariato di Viareggio è lacunosa e per certi versi contraddittoria, ha partecipato alla lite ma non è provato che sia intervenuto nel pestaggio omicida. Né che abbia fornito al minorenne il casco con cui è stato ucciso Iacconi. Ancora meno evidenti - secondo i giudici - le responsabilità di Alessio Fialdini, assistito dall’avvocato Massimo Landi: non ha partecipato in alcun modo alla lite, e anche nelle successive intercettazioni telefoniche non sono mai comparse dichiarazioni che potessero implicarlo in qualche accusa. Da qui la decisione el Riesame di respingere la richiesta di arresto del pm Sara Polino e lasciare in libertà i due indagati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
