Il Tirreno

Versilia

Spiagge ancora senza impianti anti inquinamento

Matteo Tuccini
Spiagge ancora senza impianti anti inquinamento

Balneazione in Versilia: dopo la bocciatura dell’acido peracetico parte, forse, il progetto di ionizzazione. Ma senza certezze sui tempi

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VIAREGGIO. Ci siamo quasi. Non si può ancora cantare vittoria, ma forse la soluzione per evitare nuove figuracce estive alla Versilia è in dirittura d’arrivo. Il piano anti-inquinamento, che ha coinvolto una valanga di enti e istituzioni (con tutte le lungaggini burocratiche che ne conseguono), e che dovrà impedire i divieti di balneazione scattati più volte sulla costa per la presenza di liquami nel mare, è partito ufficialmente con la progettazione degli impianti di ionizzazione. Strutture che, una volta realizzate, dovranno sconfiggere i batteri presenti alle foci della Fossa dell’Abate, Motrone e Fiumetto. Finite più volte nel mirino per la presenza di liquami, provenienti da scarichi abusivi e da un sistema fognario incompleto. Pare ormai abbandonata, insomma, l’idea di usare l’acido peracetico per disinfettare le acque: il Comune di Pietrasanta è contrario, così come l’Arpat. Che ammette, al massimo, l’uso dell’acido nei depuratori.

I dubbi. Attenzione, però: il “quasi” di cui scriviamo all’inizio dell’articolo è tutt’altro che una precauzione di comodo. Perché i dubbi sul tavolo sono ancora molti. Intanto sulla ionizzazione stessa ci sono problemi tecnici, che in un primo momento sembravano impedire la riuscita dell’impianto. La presenza di tronchi e rami nei corsi d’acqua aveva fatto temere che il sistema potesse incepparsi. Ma da questo punto di vista, secondo le ultime indicazioni degli esperti che ci stanno lavorando, sembra che il problema sia superabile. Inoltre l’acido peracetico resta un’opzione che, per quanto osteggiata, viene ancora ritenuta valida. Al limite in coppia con l’altra. In tutto questo, manca ancora una tempistica certa sulla realizzazione degli impianti anti-inquinamento. E soprattutto sulla loro entrata in funzione.

La versione di Arpat. Sull’uso dell’acido l’agenzia Arpat ha sempre manifestato le proprie perplessità. L’Arpat ammetterebbe l’uso del peracetico solo nei depuratori, in ambienti chiusi come vasche, dove non c’è un contatto aperto con l’ecosistema. Cosa che invece succederebbe qualora venisse sparso alle foci dei fiumi. Mentre sull’impianto di ionizzazione l’agenzia regionale per l’ambiente scriveva pochi mesi fa: «Le problematiche relative alla disinfezione efficace di grandi quantità di acque correnti, come potrebbero esserci durante le piogge, pongono dei seri dubbi sull’efficacia di tale impianto. Dato che una disinfezione imperfetta, eliminando, ad esempio, solo gli indicatori batterici di contaminazione (come escherichia coli ed enterococchi), ma non i patogeni, rimuoverebbe il segnale di pericolo senza ridurre il rischio sanitario per i bagnanti». E comunque, sempre secondo Arpat, tutti questi sistemi sono palliativi. «La questione inquinamento - si spiega - finirà solo quando si elimineranno gli scarichi abusivi, realizzando allo stesso tempo una rete fognaria efficace». Il problema è che questo piano sarà realizzato compiutamente non prima del 2017. E se non verranno adottate soluzioni temporanee, si rischia di arrivare a quella data con le spiagge vuote. Perché nessuno vuole fare il bagno nell’acqua sporca.

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