Italia
Quel sabbiodotto mai funzionante
Dagli anni Cinquanta al 2002 al lavoro con alterne fortune Senza impianto si spende ma le draghe rendono solo il 60%
VIAREGGIO. È degli anni Cinquanta il primo impianto fisso aspirante e refluente in grado di trasferire al Molo Nord l'intero volume di sabbia che si accumulava a Sud. Oltre cinquanta anni dopo siamo ancora qui: a discutere e a progettare un nuovo sabbiodotto mentre la sabbia invade il porto ed il fondale per ingresso ed uscita in porto è sempre appeso ad un filo.
Il sabbiodotto funziona. Tra 1954 e 1965 la spiaggia a Nord, così ricostruisce il professor Valerio Milano, «si stabilizza. E perfino aumenta tra 1965 e 1974». Insomma: il sabbiodotto funziona. Nel 1969 inizia la costruzione della nuova diga foranea. L'impianto di pompaggio si trova all'interno della nuova diga. Si prevede, dunque, la costruzione di una nuova stazione di pompaggio «da collegare per mezzo di una condotta permanente alla stazione esistente che sarebbe diventata stazione intermedia». Nel 1973 la diga foranea è terminata. Ma, continua lo studio, «la nuova stazione di pompaggio non entrò mai in funzione perché non fu completata». Così che «viene a mancare il ripascimento della spiaggia fino al 1976. Ed è peggiorata l'accessibilità al porto».
Nel cercare di ricostruire la storia del sabbiodotto e relativo dragaggio del porto di Viareggio, tra le carte trovate emerge una nota ricostruttiva conservata in Capitaneria. Ed ecco che nel 1979 il Genio civile opere marittime di Genova provvede a «ripristinare» e «potenziare» «l'impianto fisso di refluimento "sabbiodotto" esistente lungo il molo sottoflutto». Viene installata «una stazione di pompaggio alla radice del suddetto molo e di una condotta di circa 400 metri, con sviluppo verso ponente, con sistema di saracinesche per lo scarico della miscela acqua-sabbia in diversi punti del litorale».
Il sabbiodotto non funziona. All'inizio degli anni Ottanta lavorano draghe aspiranti e refluenti (Viareggio e Marina) ed autocaricanti (Fincosita). La draga Viareggio è pubblica, le altre sono private e la Marina è della locale Sasit. Nel 1987 si registra un «grave problema di erosione». Il ministero ha approvato e finanziato due interventi di ripascimento «a mezzo dell'impianto di refluimento». Si legge nella corrispondenza tra Enti che il maltempo permette solo una minima attività tramite le draghe e dunque è più che mai necessario che il sabbiodotto funzioni. Le cronache di fine anni Ottanta-inizio anni Novanta raccontano di un impianto con più di un acciacco. Nell'ottobre 1993 si sta affrontando la «perizia per l'utilizzo dell'impianto». I balneari scrivono al Genio civile: «Risulta che la Draga Viareggio stia per essere trasferita a Bocca D'Arno. Questo rende inutilizzabile il sabbiodotto». La Capitaneria, con nota 22306 del 30 ottobre 1993, rappresenta al Genio civile «la necessità di riprendere l'opera di ripascimento mediante l'impianto di sabbiodotto». Nei due anni successivi, nelle note del 24 ottobre 1994 e 20 settembre 1995, si legge: «Questa Capitaneria ha sollecitato la riattivazione dell'impianto dato che la Regione aveva dato inizio ai lavori di escavo dell’imboccatura, mediante noleggio di 400 ore di draga aspirante/refluente con conseguente discarica nella tramoggia del più volte citato sabbiodotto». Tutti vogliono il sabbiodotto e paventano catastrofi per spiaggia e porto quando e se non funziona.
Interrogazioni parlamentari. Nel 1998 i parlamentari versiliesi Carlo Carli e Patrizio Petrucci presentano interrogazioni a Camera e Senato. Il sabbiodotto non funziona dal 1995; nel gennaio 1998 il ministero dei lavori pubblici ha portato a termine, spendendo 100 milioni di lire, i lavori per la messa a norma del sabbiodotto, dotato di nuovo impianto elettrico. Invece continua a non essere attivo, per una questione di competenze tra Enti. Il ripascimento della spiaggia, che viaggia di pari passo con il dragaggio dell'imboccatura del porto di Viareggio «è affidato a tre draghe che per scavare 35mila metri cubi di sabbia costano alla Regione circa 400 milioni; mentre la Regione sostiene questi pesanti oneri per l'uso delle draghe, nel porto è presente la "Viareggio" di proprietà della amministrazione pubblica, dotata del relativo personale, che da due anni è quasi inattiva. Purtroppo, anche secondo lo stesso Genio civile, con il sabbiodotto fermo, le draghe usate per il ripascimento rendono al 60 per cento delle loro possibilità».
By pass inutile. Sabbiodotto inutilizzabile nonostante il denaro pubblico investito, Regione che spende fiumi di denaro per operazioni di dragaggio che rendono al 60%. Uno stato dell'arte che da qui in poi ritroveremo nei successivi dieci anni. Ma l’impianto resta inattivo «a causa di numerose avarie del macchinario e di ricorrenti problemi gestionali». Ed allora, la soluzione è quella di «prescindere dall'utilizzo della stazione di pompaggio, realizzando un by-pass». Soluzione che non convince neppure l'Ente che paga gli interventi: «La Regione - si legge nel documento trovato in Capitaneria - ha fatto conoscere che tale modo di operare attraverso il by-pass si caratterizza per basse rese operative potendosi convogliare solo miscele molto povere in sabbia ad evitare rischi di intasamento delle tubazioni di convogliamento. E perciò ha invitato il genio civile Opere marittime a rendere operativo con la massima urgenza l'impianto al fine di consentire di effettuare in sinergia sia le operazioni per il mantenimento dell'accesso al porto, con scarico della sabbia sottocosta mediante mezzi autostivanti, che quelle di ripascimento direttamente sulla spiaggia con draghe refluenti».
Anno 2000: verso la fine. Il 20 settembre 2000 Capitaneria, Regione e Genio civile effettuano un sopralluogo al sabbiodotto. Il Comune è assente. «È risultato - così la ricostruzione - che la stazione di pompaggio necessitava di interventi di manutenzione per poter tornare in efficienza». Regione e Genio civile concordano con la Capitaneria «circa l'indubbia necessità di mantenere in piena efficienza il sabbiodotto». L'allora comandante della Capitaneria, Tarzia, scrive al sindaco Marcucci: «Sarebbe opportuno l'impianto continuasse a funzionare anche per il futuro». Il Genio civile assicura «un intervento urgente e di attivarsi presso il ministero per i fondi necessari alle manutenzioni». Il 26 aprile 2002, con una scelta in assoluta controtendenza, il Comune chiede l'autorizzazione alla demolizione dello stabile adibito a stazione di pompaggio a motivo della necessità del recupero ambientale della zona ed in considerazione che l'utilizzazione dell'impianto in questione risulta antieconomica a potenzialmente inadeguata allo scopo, ritenendo più vantaggioso utilizzare solo la linea di refluimento, tenuto conto dei positivi risultati fin qui conseguiti mediante l'impiego di draga refluente che scarica sulla battigia evitando la stazione di pompaggio a mezzo di un by pass». Quello stesso by pass che la Regione aveva già bollato come quasi inutile.
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