Italia
I familiari in aula: morti per negligenza e profitto
Le testimonianze di chi ha perso genitori, nipoti, sorelle la notte del 29 giugno 2009 E qualcuno non ha neppure potuto vedere i corpi dei propri cari una volta ritrovati
VIAREGGIO. Avevano 33 e 36 anni quando sono morte nel fuoco di via Ponchielli, arrivato dritto dai binari vicini. Ma Ilaria e Michela Mazzoni, per le zie Gigliola e Maria Carla che hanno testimoniato ieri al processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, erano e sono «la piccola e la grande». Due ragazze che nel giro di poco erano rimaste orfane di padre e madre, e dunque ancor più sostenute dalle zie. «Michela è morta sotto le macerie e non ce l'hanno neanche fatta vedere da come era ridotta», ricorda Gigliola Mazzoni. Lei e la sorella Maria Carla, in nome delle loro ragazze e degli altri morti , hanno difeso con forza il loro rifiuti al risarcimento offerto dalle assicurazioni: «Voglio vedere accertate le colpe di chi per negligenza, cialtroneria, profitto non ha fatto niente per evitare che succedesse una cosa del genere», ha detto Gigliola davanti al Collegio presieduto da Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino. «Non è questione di risarcimento - ha aggiunto Maria Carla - ma di due vite che abbiamo portato al cimitero solo perché nessuno ha pensato la minima cosa: che all'entrata delle stazioni bisogna andare più piano...Lo fanno ora... Se un treno deraglia oggi, resta in piedi...».
Nelle primissime ore del mattino del 30 giugno 2009 la notizia che gli viene data in Municipio fa capire a Luca Bonuccelli che «lì finiva la speranza». Il disastro ferroviario si è portato via i suoi genitori, Nadia Bernacchi e Claudio Bonuccelli. Lasciando orfani lui e la sorella Laura. «È finita la speranza - prende fiato Bonuccelli nel ricordare con infinito dolore - ed è sparito con loro quel punto di riferimento, il fulcro intorno al quale ruotava tutto il nostro mondo».
Il fuoco, le esplosioni, i crolli si sono portati via le vite di trentadue persone che non ci sono più, ma anche pezzi di esistenze di chi è rimasto. Famiglie cui sono mancati i nonni cui affidare i bambini nell’equilibrismo dell’organizzazione quotidiana, nonni che hanno dovuto affrontare il dolore di aver perso figli e nipotini («Dopo il 29 mi sono trasferita da mia madre»), racconta Maria Antonietta Maccioni, sorella di Stefania e zia di Luca e Lorenzo Piagentini, parenti che si sono ritrovati a fare da padre e madre a bambini e ragazzi con i genitori feriti per mesi in ospedale o deceduti. E progetti di vita, di quelli che - per esempio - coltivi tra fratelli e sorelle: «Sì, sono stata risarcita - racconta Valentina Menichetti che attende il secondo bambino -: e con i soldi ho rilevato la casa della nonna paterna. Era il nostro sogno insieme». Di Valentina e di sua sorella Emanuela, morta a soli 21 anni, dopo oltre quaranta giorni di agonia per le ustioni riportate.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
