Ferrovieri ed ex: Faceva tutto Moretti, compreso licenziare
VIAREGGIO. Parlano ferrovieri ed ex ferrovieri al processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Ed il quadro che si definisce è quello di Mauro Moretti “one man band” lungo i binari d’Itali...
VIAREGGIO. Parlano ferrovieri ed ex ferrovieri al processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Ed il quadro che si definisce è quello di Mauro Moretti “one man band” lungo i binari d’Italia, come da accusa formulata dalla Procura di Lucca. Emiliano Favilla, all’epoca dei fatti assessore provinciale alla Protezione civile, ricorda: «Partecipai ad un incontro in Regione il 14 settembre 2009. C’era anche Moretti con dirigenti e tecnici. I temi trattati andavano dalla ricostruzione della stazione, allo spostamento della sottostazione elettrica, ai problemi di manutenzione della stazione, alla realizzazione del sottopasso in sostituzione della passerella distrutta nella tragedia. In quell'occasione ricordo di aver detto a Moretti: “Ma della sicurezza ancora nessuno ha parlato qui! Moretti si arrabbiò e rispose: “I problemi di sicurezza non esistono e non c'è niente da discutere a riguardo”. Ne nacque una discussione molto forte». Confronto e discussione - testimonia Favilla - che l’allora amministratore delegato di Ferrovie, gestì tutto da solo: «Nessun altro parlava per Ferrovie all'infuori di Moretti. Interveniva su tutto e rispondeva su tutto. Era lui soltanto il rappresentante di Ferrovie. Rimasi anche un po' meravigliato: interveniva anche sulle stupidaggini». E fu in quell’occasione che Moretti «in maniera concitata affermò “lo licenzio, lo licenzio, quel ferroviere di Viareggio...». Nella persona di Riccardo Antonini, dipendente di Rfi, che poi è stato davvero licenziato. Un licenziamento che il Tribunale di Lucca non ha annullato e che vide, nei giorni dell’udienza - così ha testimoniato lo stesso Antonini, ma chi era presente bene lo ricorda - «l’allora responsabile del persone in Ferrovie che telefonava continuamente con Moretti per sapere se l'accordo andava bene».
Anche Sandro Targetti, ex consigliere provinciale a Firenze, è stato ferroviere. Ed anche sindacalista della Cgil, settore trasporti, come Mauro Moretti. I due si rivedono, in vesti diverse, nell’aprile 2009: Moretti è amministratore delegato di Fs, Targetti chiede - megafono in mano - il reintegro di Dante De Angelis, macchinista licenziato: «Passò Moretti - è la testimonianza di Targetti - e mi disse: "Sei sempre il solito...". Io risposi: "Non come te che fai licenziare chi ti contrasta". Lui mi si avvicinò e pronunciò questa frase: "No, io non faccio licenziare. Licenzio in prima persona"».
Ne sa qualcosa Dante De Angelis, macchinista e rappresentante dei lavoratori alla sicurezza. Quando gli avvocati di Ferrovie provano a trasformare la sua testimonianza in un ulteriore processo ai fatti che per due volte l’hanno visto licenziato e reintegrato, De Angelis risponde punto su punto con precisione. Ma alle parole di Armando D’Apote, difensore di Mauro Moretti, che butta in campo un parere dell’Era (Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria) secondo il quale la stessa Era «ha sconsigliato l’utilizzo dell’antisvio», il dispositivo che frena il treno in caso di inizio di deragliamento, l’esperienza maturata lungo i binari fa segnare il gol-partita: «Se qualcuno l'ha affermato davvero, allora non sa niente di tecnica ferroviaria». Perché, continua De Angelis, «se qualcuno mi dicesse di non tirare il filo dell’allarme perché è dannoso, direi che quello di treni non capisce nulla». Perché la realtà degli ultimi anni, in ambito europeo, è ben altra: «Esistono molte misure preventive che oggi mostrano una maggiore riduzione effettiva dei rischi collegati al trasporto di merci pericolose in Europa - scrive l’Era nel 2009 - e una maggiore efficienza dal punto di vista del rapporto costi-benefici. Queste misure preventive dovranno essere usate prioritariamente». Da allora ad oggi non si è smosso l’unico ostacolo, il rapporto costi-benefici, all’adozione dell’antisvio. E l’Europa continua a rinviare la decisione. (d.f.)
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