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La Circe della Versilia non tornerà sul luogo del delitto

La Circe della Versilia non tornerà sul luogo del delitto

Maria Luigia Redoli ha l’obbligo di dimora nel comune in provincia di Pavia dove vive il secondo marito. La Procura di Milano per scarcerarla pretendeva comunque la confessione dell'omicidio commesso 25 anni fa a Forte dei Marmi 

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FORTE DEI MARMI. «Contenta, ma molto tesa» alla notizia che avrebbe lasciato il carcere: l'avvocato Alessandro Maneffa, che ha assistito Maria Luigia Redoli nella richiesta di liberazione condizionale accolta dal tribunale di sorveglianza di Milano, definisce così la ormai ex 'Circe della Versilià, condannata definitivamente all'ergastolo nel 1991 per l'omicidio del marito Luciano Iacopi. «È stato un percorso molto lungo e accidentato e nell'ultimo anno era molto provata emotivamente, quasi tentata a rinunciare», spiega il legale ricordando che la prima istanza è stata presentata nel 2012. «Allegati agli atti ci sono diverse relazioni psicologiche sul percorso personale e sulle condizioni della signora Redoli».

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La Circe si è sempre professata innocente ed ha continuato a farlo anche dopo la sentenza definitiva e le perizie, spiega ancora l'avvocato Maneffa, «indicano che la signora Redoli ha comunque raggiunto il massimo livello possibile di rielaborazione dei fatti». Come ricorda il suo legale il Procuratore generale di Milano pretendeva una confessione, seppure «postuma», per scarcerarla. Ma così non è stato: ai giudici è bastato un pentimento, molto generico.

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E nell'ordinanza di liberazione condizionale si sottolinea la «positiva evoluzione interiore maturata dalla Redoli nel corso dei lunghi anni di carcerazione ed il suo impegno profuso nell'attività lavorativa in carcere e di volontariato». Redoli, infatti, usciva dal carcere al mattino per rientrare la sera per prestare volontariato con una cooperativa di Cesano Boscone che assiste disabili psichici.

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Tra i motivi a sostegno della richiesta anche l'età della donna, oggi 76enne, e del marito, conosciuto nel 2009, che ogni mattina l'accompagnava in auto dal carcere alla cooperativa e viceversa, guidando per 150 chilometri al giorno.La Redoli era nel carcere lombardo di Opera dopo la condanna, insieme all'amante Carlo Cappelletti, per l'omicidio del marito Luciano Iacopi avvenuto a Forte la notte del 17 luglio 1989. L'agente immobiliare che venne trovato ucciso con 17 fendenti in un lago di sangue nella sua abitazione sulla Provinciale.

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Ad avvertire le forze dell'ordine fu la stessa moglie, quando rientrò a casa con i figli Tamara, allora 18 anni, e Diego, 14. Le indagini si concentrarono da subito su Carlo Cappelletti, all'epoca aveva 23 anni, carabiniere, amante della donna, e su Maria Luigia Redoli 50 anni, che furono ritenuti i responsabili del delitto. In un primo momento ci fu l'assoluzione in primo grado a Lucca, mentre l'appello ribaltò la sentenza con l'ergastolo per entrambi, confermato dalla Cassazione. L'arresto definitivo nel settembre 1991.

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