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Basta “campanili” turistici Da oggi c’è solo la Versilia
Confesercenti, Assoalberghi e Regione d’accordo su un radicale cambio di rotta nelle strategie di promozione del territorio da affidare all’Unione dei Comuni
VIAREGGIO. La Versilia specchio della Toscana. Non le manca niente: il mare e la montagna, la cultura e il divertimento per i giovani. Tante potenzialità, tante idee e nessuna strategia comune. Anzi un percorso a ostacoli tatto di norme e regolamenti che cambiano due, tre, quattro volte nel giro di dieci chilometri. Una parcellizzazione dell’offerta che rischia di rendere vana ogni iniziativa promozionale. Così non si può andare avanti, dicono gli imprenditori del settore. In Versilia e naturalmente neppure in Toscana dove i problemi locali sono moltiplicati e amplificati.
Lo hanno confermato gli operatori del settore ospiti del convegno “Turismo: il futuro della Toscana”, organizzato da Confesercenti ieri all’hotel Esplanade di Viareggio.
L’esempio della Versilia calza bene per spiegare da che parte cominciare, o ricominciare, per assicurare un futuro alle imprese del settore. «Vogliamo un anno zero del turismo» ha detto la presidente di confesercenti Versilia Esmeralda Giampaoli. «Vogliamo consolidare il mercato interno o fare un salto di qualità? - continua l’imprenditrice versiliese - perché se vogliamo numero importanti sulle presenze allora dobbiamo superare le vecchie logiche: non serve a nulla parlare di Viareggio o di Forte dei Marmi. Dobbiamo cominciare a parlare di Versilia, quantomeno di Versilia. E fare sistema senza copiarci l’uno con l’altro ma valorizzando le specificità».
Facile a dirsi, più difficile a farsi. Ma Giampaoli non lascia spazio a grandi alternative: «È l’unica possibilità che abbiamo per andare avanti». E traccia un percorso. O meglio una prospettiva: «Dobbiamo cominciare a progettare». Dove? «Intanto occorre individuare il luogo dove definire le strategie dove le amministrazioni pubbliche, si confrontino con le categorie, tutte. Quello più indicato allo scopo? L’Unione dei Comuni». Di cui però al momento non fa ancora parte Viareggio. «Non c’è nulla da creare - incalza la presidente di Confesercenti - ma c’è da capire chi fa cosa». Un modo per sgombrare il campo «da iniziative frutto di aggregazioni spontaneistiche che arricchiscono l’offerta ma non danno i risultati sperati. Come si ricostruisce una prospettiva turistica in Versilia? Ripartiamo da un anno zero del turismo, individuiamo un contenitore dove pubblico e privato progettano senza parcellizzare forze e risorse che sono sempre meno: definiamo gli obiettivi e coinvolgiamo chi eroga servizi turistici perché non possiamo più permetterci di ragionare per compartimenti stagni: non si fa un buon turismo se non c’è un buon commercio, non si fa un buon turismo se non ci sono servizi sul territorio adeguati».
La risposta delle istituzioni è stata immediata. Gli amministratori dei Comuni non c’erano - in sala solo l’assessore al turismo nonchè imprenditore del settore a Camaiore Carlo Alberto Carrai e qualche addetto ai lavori degli uffici turismo comunali - ma la Regione sì. «Cominciamo subito a parlarne - ha detto l’assessore Sara Nocentini - l’impostazione di Giampaoli è quella giusta. Non c’è più motivo nè possibilità per la Regione di rapportarsi solo con Viareggio o Forte dei Marmi per il semplice fatto che questo non significa più niente per il turista che viene qui». Il primo via libera al marchio Versilia, insomma, c’è già.
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