Il Tirreno

Versilia

Quando all’Enoclub cantava Zucchero

di Corrado Benzio
Quando all’Enoclub cantava Zucchero

Troppi i locali simbolo chiusi, Piero Bertolani denuncia: «Non possiamo finire come via Garibaldi e piazza Cavour»

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VIAREGGIO. Era un locale di qualità, molto particolare. Partivano da Livorno e Spezia per un buon bicchiere di vino e il piano bar. E poi, se avevi fortuna, beccavi anche un concerto estemporaneo di Zucchero, trascinato fino al primo piano dal sodale Mimmo D’Alessandro. O anche Pino Daniele. Tanto per fare due nomi e ricordare cosa era Viareggio.

Era l’Enoclub, nella zona nobile della Passeggiata, aperto dal pisano Piero e figlio dell’Italia degli anni Ottanta. Quella della tagliata alla rucola e della Milano da bere. C’erano belle donne e begli uomini ai tavoli e buon gusto nel chi serviva. Con un barman che ricordava Rick di Casablanca. Oggi l’Enoclub non esiste più, chiuso, anzi stoppinato come si dice in vernacolo.

Una fine ingloriosa per un locale che rappresentava una sorta di triangolo della Bella vita viareggina. L’Enoclub era vicino al New York gestione Manetti e al Patriarca guidato da Renzo Brocchini.

L’Enoclub fa il paio con il bar pasticceria Fappani – ancora chiuso nonostante nuove trattative con Riccardo Zucconi, tornato all’assalto dopo che è tramontata l’ipotesi Pierini – e con lo chalet Martini. Simboli di epoche diverse, ma ugualmente felici. Comunque caratterizzate.

Sul Martini siamo in attesa di un comunicato chiarificatore da parte della famiglia. Anche in questo caso il locale dove si serviva Giacomo Puccini è chiuso. Pasqua è alle porte. E poi ci sarà il weekend del 25 aprile e qullo ancora più ricco del 2 giugno. Non è solo il problema di Martini e della sua splendida offerta di confezioni classiche. E’ tutta la Passeggiata non sembra arrivare nella sua forma migliore alla primavera 2015.

Piero Bertolani, vicepresidente del Consorzio Passeggiata 2000 annuncia per oggi una riunione dei commercianti per fare il punto sulla situazione.

«Non voglio entrare nelle singole questioni, anche se ci sono dei buchi clamorosi – spiega il commerciante – ma un allarme va lanciato. La Viareggio commerciale ha già perso via Garibaldi ed il mercato di piazza Cavour. Non possiamo permetterci di perdere anche la Passeggiata».

Si teme un effetto-Domino del nostro tessuto commerciale. Che riserva ancora sorprese, come le prossime aperture di negozi e ristoranti.

Ma proprio la Passeggiata sembra il luogo dove si giochi alla mano. Basta vedere alcuni locali. Con i menu scritti, male, con il pennarello. O peggio su carta gialla da macellaio. Senza uno stile, senza un’idea. In attesa che ci si decida a cosa fare delle oscene verande in plastica, che non si vedono più neppure a Igea Marina.

E anche su questo fronte Bertolani pensa che sia l’ora di decidere. «Ci sono delle resistenze in alcuni co0mmercianti. Ma dobbiamo recuperare la qualità anche nelle verande».

Fare come a Pietrasanta, dove l’allora sindaco Mallegni «impose» (ma in fin dei conti era stato eletto con maggioranza schiacciante) per piazza Duomo solo sedie da regista e ombrelloni di tela e legno. Abolendo del tutto l’osceno plasticume.

Perchè il bello ed il brutto non sono figli della spontaneità, ma del rigore e del criterio. E anche di una prospettiva di lavoro che neanche più l.a Passeggiata può dare ad un commerciante.

Ancora 15 anni fa, guardando le foto di inizio Duemila, la Passeggiata aveva una sua dignità e bellezza. Oggi è veramente rimasto poco. E alla fine è più bella e vissuta (e sempre piena) la nuova Casina Rossa sul Marco Polo che tanti bar di viale Margherita.

La Passeggiata al regista Garrone è piaciuta. A Paolo Virzì anche. Perchè è bella, comunque.

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