Il presidio
Il Maki Maki assolto Non c’è stata frode commerciale
I titolari del locale della Darsena furono denunciati dopo un controllo della Capitaneria nel dicembre 2010
VIAREGGIO. Assolti con formula piena (perché il fatto non sussiste) i gestori del Maki Maki, locale e ristorante del viale Europa in Darsena che erano accusati di tentativo di frode commerciale. Molto soddisfatto l’avvocato Gabriele Parrini che assisteva i titolari dell’attività, a processo quattro anni dopo i controlli della Capitaneria di Viareggio che aveva contestato la violazione nel corso di un’operazione che aveva toccato molti altri ristoratori. Con l’intento di assicurarsi che tutto fosse in regola relativamente al pesce che di lì a poco (i militari erano in azione nel tardo pomeriggio del 19 dicembre 2010) sarebbe stato servito alla clientela.
«Fu rilevato - così la ricostruzione dell’avvocato Parrini - che due prodotti non erano stati indicati, proprio nel menu del Maki, come surgelati». La mancata segnalazione (di solito è un asterisco che rimanda alla dicitura “prodotto congelato”) automaticamente - così l’accusa - induce il cliente a ritenere di stare ordinando pesce fresco. Ma quel menu - questa le tesi difensiva - «non fu proposto a nessuno. Anzi: la Capitaneria controllò quello della settimana prima, che non era quello destinato alla cena di quel giorno. Inoltre, quel menu non è stato proposto quando, dopo il controllo, il ristorante è stato aperto alla clientela».
Emiliano Cerri, uno dei due titolari del locale, ricorda così quel pomeriggio di quatto anni fa: «Ci venne contestata la non rispondenza tra quanto risultava ordinato alla azienda che ci riforniva ed il pesce che avevamo nel locale. Insomma, noi ordinavamo “moscardini”, come si dice, ed arrivano i polipetti dell’Atlantico con la loro sigla...Ma nel menu certo non si scrive zuppetta di polipetti atlantici..». Per questa contestazione, però, ricorda il legale del locale «non vi fu sanzione». E la sentenza di ieri cancella anche l’altra contestazione, così che il Maki Maki esce completamente “pulito” dalla lunga vicenda giudiziaria.
Resta, al di là della sentenza specifica, il valore dell’attività che la Capitaneria di porto mette in campo ogni giorno per assicurare la qualità e la sicurezza di quanto abbiamo in tavola ogni giorno.
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