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Muore di crepacuore dopo il furto in casa
Viareggio: i ladri con una scusa l’avevano convinta a farli entrare, lei non è riuscita a farsi una ragione del modo in cui era stata raggirata
VIAREGGIO. Francesca Bonuccelli era una novantenne in gamba, completamente indipendente, viveva da sola nella sua casa in via Padova al Marco Polo. Poi, un giorno di fine ottobre, ha commesso un errore che le è stato fatale. Si è fidata di due sconosciuti, un uomo e una donna apparentemente incinta, gentili e ben vestiti, che avevano suonato alla porta chiedendo, con una scusa, di poter entrare. Pochissimi minuti sono bastati alla coppia per approfittare di lei. Senza violenza, senza minacce, senza farsene accorgere, le hanno rubato gli oggetti in oro che custodiva in camera. Nulla di particolarmente prezioso dal punto di vista economico, ma oggetti legati ai ricordi di una vita. E lei ne è morta. A poco a poco.
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«Da quel giorno - racconta la figlia Rossella - è caduta in depressione, il suo fisico è andato via via debilitandosi, fino a spegnersi pochi giorni fa. Quel fatto l’ha tormentata. Diceva di sentirsi in colpa per essere stata lei a fare entrare in casa quei malviventi. Non è riuscita a reagire al dolore della perdita e a quella strana specie di rimorso. Noi abbiamo cercato di tranquillizzarla, facendole capire che anche se erano stati rubati oggetti importanti dal punto di vista affettivo non doveva prendersela così, che doveva farsene una ragione. Ma non c’è stato nulla da fare».
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«Ha cominciato - spiega il nipote Luca - ad accusare un affaticamento cardiaco. L’abbiamo fatta ricoverare una prima volta all’ospedale Versilia, poi una seconda alla casa di cura Barbantini. Ma sono emerse altre complicazioni che l’hanno portata alla morte».
Francesca Bonuccelli, ex bidella prima a Lucca e poi al liceo classico di Viareggio, aveva perso il marito, marittimo, nel 1971. I due figli, Franco e Rossella, titolare del bagno Francesca a Tonfano, le sono sempre stati vicini ma lei ha affrontato la vecchiaia da sola, in totale autonomia. Era una donna forte, capace di superare le difficoltà e i dolori della vita ma stavolta non ce l’ha fatta. «Ogni giorno ripeteva che se non avesse fatto entrare in casa quella gente non sarebbe successo nulla» ricorda ancora la figlia Rossella rimarcando come il furto e il raggiro di cui fu vittima hanno finito per costare la vita alla madre.
«Vorremmo che questa storia servisse agli altri - aggiunge il nipote Luca - a capire quanto è importante, soprattutto per le persone anziane che vivono sole, diffidare degli sconosciuti che si presentano alla porta di casa».
E pare tra l’altro che la coppia responsabile della morte della signora Bonuccelli sia stata notata altre volte, sia nel quartiere Marco Paolo sia in altre zone. Il modo di operare è sempre quello: lui e lei, di bell’aspetto, ben curati, che parlano italiano, suonano alla porta presentandosi come clienti di un’agenzia immobiliare interessati a una casa. La donna, che dice di essere incinta, chiede di poter utilizzare il bagno. A quel punto, aggirandosi nella casa, approfittano della distrazione per prendere e portare via tutto quello che trovano.
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