Il presidio
Tempesta, l'emergenza fa impennare i costi dei lavori
Da 1.500 a 4,500 euro per segare e rimuovere gli alberi crollati sulle abitazioni. I sindaci Lombardi (Pietrasanta) e Buratti (Forte dei Marmi) denunciano alle forze dell’ordine: è sciacallaggio
PIETRASANTA. Si può arrivare a a chiedere 2.500 euro per il taglio di un pino alto una decina di metri? Si può. Visto che, sabato scorso, tanto si è sentita chiedere una residente di Marina che ha l'esigenza di abbattere due pini del proprio giardino dall'equilibrio un po’ precario, dopo la tempesta del 5 marzo scorso. Va bene che, come facevano notare due addetti del settore, in regime di libero mercato tutto è possibile e che là dove c'è il carattere di urgenza ed il ricorso a mezzi e macchinari il tariffario si impenna, ma in situazioni normali l'abbattimento di un pino di queste dimensioni non va oltre i 1.200 euro. In sostanza il confine fra legge del mercato e speculazione è davvero sottile. Ancora un esempio: gru e mezzi utilizzati nell'abbattimento delle piante scarseggiano, vista la richiesta: un giardiniere ricorda che andrebbero utilizzati in quelle sedi dove c'è una priorità ed un pericolo e non nei giardinetti del “signore” di turno, che ha solo l'esigenza di rimuovere al più presto tronchi stramazzati nel proprio parco, senza che vi sia un pericolo.
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La realtà di questi giorni, però, racconta di decine di persone, disperate, che si vedono sfilare davanti ogni giorno, giardinieri, muratori, idraulici, avvocati, antennisti. Tutti con preventivi alla mano che, di giorno in giorno, si impennano.Certo, non è il caso di generalizzare: ma il fenomeno c'è ed è decisamente sgradevole. Tanto che il sindaco di Pietrasanta, Domenico Lombardi, raccogliendo le istanze di molti cittadini, lancia un appello: «Speculare su chi soffre applicando tariffari fuori da ogni logica e prendendo per il collo chi è in difficoltà è comportamento da condannare. Non possiamo fare molto, ma invito comunque i cittadini a segnalarci questi casi, a farci conoscere chi guadagna sulle disgrazie altrui venendo meno ad ogni principio morale e di rispetto di tutti coloro che, il 5 marzo, hanno subito danni significativi».
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Le voci - conferma il sindaco di Forte, Umberto Buratti, «arrivano anche in Municipio e tutti dobbiamo vigilare. Questo sciacallaggio di prezzi non ci dovrebbe essere. E anch’io so che c’è chi ha esagerato». Non solo sui prezzi ma anche sulle modalità con cui i lavori vengono effettuati: «Ho chiamato mattina il colonnello della guardia di finanza - continua il sindaco di Forte - ed ho segnalato la necessità di controlli su coloro che si improvvisano all’opera sull’emergenza e rischiano di fare danni».
Prezzi in ascesa libera e lavoro nero, insomma, che non sono passati inosservati: «Gruppi elettrogeni, motoseghe e ponteggi - segnala il comandante della polizia municipale di Seravezza, Mauro Goduto, vengono raccontati con prezzi in aumento». Si parla - così le voci raccolte a Pietrasanta, di una base da 50 euro in più su ogni motosega, ammesso di riuscire a trovarne una.
Privati costretti a chinare la testa, dunque, di fronte a qualsiasi prezzo - questa la ricostruzione che emerge - ed Enti pubblici alle prese con «dialoghi», così si esprime ancora il sindaco Buratti, con le imprese chiamate ad intervenire sui beni comunali danneggiati: «Una cosa è l’impresa che lavora con il Comune e un’altra quella che lavora per il privato», sottolinea Buratti. Che aggiunge: «So che gli uffici dei Comuni della Versilia si stanno sentendo sui prezzi per i verbali di somma urgenza...».
Da Viareggio, l’esperienza di Giuliano Pardini, responsabile della Protezione civile comunale fornisce il quadro di riferimento: «Nelle emergenze, uno dei ruoli del coordinamento di Protezione civile è proprio quello di concordare prezzi per tutti uguali da tenere a riferimento per i verbali di somma urgenza». Ma questo ruolo di coordinamento è mancato, nel caso dell’uragano “Anton”, e certo non può essere la Prefettura che ha accentrato i poteri in materia di interventi a svolgere anche questo compito. Eppure, nell’emergenza esplosa il 5 marzo, sarebbe stato più che mai necessario. Come confermano ancora le parole di Buratti che racconta come sia posta l’esigenza «di avere anche altre aziende all’opera, rispetto a quelle che lavorano di solito per il Comune, Per esempio tutte quelle che possono fornire gru...».
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