La denuncia: «Colpita con pugni, calci, schiaffi»
VIAREGGIO. «Hanno iniziato a picchiarmi, colpendomi ovunque, fino a quando sono stata costretta a rannicchiarmi su me stessa. Ma hanno continuato a colpirmi con pugni, calci , schiaffi». Camilla...
VIAREGGIO. «Hanno iniziato a picchiarmi, colpendomi ovunque, fino a quando sono stata costretta a rannicchiarmi su me stessa. Ma hanno continuato a colpirmi con pugni, calci , schiaffi». Camilla Zucchi, la giovanissima universitaria viareggina che venerdì scorso è stata picchiata mentre si trovava al Macondo, in Darsena, con un'amica, racconta così cosa le è accaduto nella denuncia presentata al commissariato di polizia. Impressionante il racconto dell'aggressione subita da parte di sei giovani, tre ragazzi e tre ragazze: «Alcuni di loro hanno afferrato i miei capelli e continuavano a picchiarmi sferrandomi colpi e calci su tutto il corpo, soprattutto la schiena, la testa e sul viso».
Tutto nasce da una spinta che Camilla, 21 anni, riceve quando si trova nelle vicinanze della consolle del locale, dove arriva cercando la sorella della sua amica che ha le chiavi dell'auto con la quale hanno raggiunto viale Europa: «All'altezza del bar - racconta ancora la ragazza alla polizia - vengo spintonata, con le mani e volontariamente, da un ragazzo in compagnia di una giovane donna». Camilla si rivolge a chi l'ha appena spinta e chiede "che vuoi?". Invece di una risposta - denuncia - riceve un'altra spinta «con una forza tale che mi avrebbe fatto cadere se non avessi d'istinto compensato il gesto».
Mentre accade tutto questo «la giovane donna che è con il ragazzo che mi ha spinto inizia ad inveire con parole e frasi offensive, del tipo "ma che cosa urli, che cazzo vuoi…". Di lì a poco comincia a spingermi anche lei. Mentre cerco di difendermi arrivano altri due ragazzi e due ragazze che danno il via al pestaggio, colpendomi ovunque».
L'amica di Camilla ha la prontezza di non gettarsi nella mischia e attira l'attenzione degli addetti del bar principale del Macondo che intervengono «riuscendo a strapparmi dal branco», testimonia Camilla al commissariato.
Soccorsa, la ragazza viene fatta sedere nella cucina del locale: «Mi hanno chiesto se avevo bisogno di bere acqua e se ero propensa ad uscire dal locale approfittando di una porta di servizio sul retro». Ma Camilla risponde di no al proprietario del Macondo che gli offre la via di fuga. «Non sapendo il da farsi - continua - e non avendo il proprietario chiamato la polizia - continua la denuncia - sono uscita dal locale utilizzando la porta principale e accompagnata dai miei amici sono andata a casa».
Il resto è storia nota: cinque giorni di prognosi, un occhio nero, qualche giorno di mal di testa fortissimo, l'appello attraverso Facebook affinché se qualcuno ha visto qualcosa di utile per risalire agli aggressori si faccia avanti. E l’ennesima domanda - a pochi mesi dall’omicidio Iacconi - su cosa sono diventate le serate nella Darsena della movida viareggina.
Donatella Francesconi
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